
Dalla gestione dei ricoveri alle terapie intensive ai frigoriferi dei laboratori: il punto sull’allerta in Italia
L’allerta era arrivata giusto una manciata di giorni fa dal ministro della Salute Schillaci, in visita alla Fondazione Biotecnopolo di Siena, hub per la sicurezza nazionale: «Un attacco a una struttura sanitaria può compromettere la continuità dell’assistenza», era l’avviso. Esattamente quanto si è sfiorato in Francia il 4 novembre, con la clamorosa aggressione informatica – sventata giusto in tempo – a diverse banche del sangue e mirata a innalzare a livelli estremamente elevati la temperatura per danneggiare gli emoderivati o i campioni. Il caso francese, che in un contesto di guerra ibrida in cui sono presi di mira voli aerei e supermercati fa scattare l’allarme sulla sanità, non è certo lontano da quanto accade ogni giorno in Italia.
Nei primi sei mesi 2026 sono stati 4.911 gli incidenti cyber di particolare gravità noti a livello mondiale, il numero più alto mai registrato in un semestre. In sei mesi, come si legge nel Rapporto di Clusit, l’Associazione italiana per la sicurezza informatica, si è raggiunto il 93% degli incidenti dell’intero 2025, con una media di 819 al mese. Quindi un boom, rispetto al quale l’Italia si pone in lieve controtendenza: in Italia gli incidenti noti sono stati 245, in calo rispetto al picco di 280 del primo semestre 2025, e la loro quota sul totale mondiale si attesta al 5 per cento.
Ma è l’Agenzia per la Cybersicurezza nazionale a fornire i dati più aggiornati per l’Italia: i 485 eventi cyber registrati a settembre 2026 segnano un aumento del 57% rispetto ai 309 di agosto. In crescita anche gli incidenti, che si attestano a quota 235 rispetto ai 196 del mese precedente. I settori con il maggior numero di vittime di eventi cyber? Tecnologico, sanitario e manifatturiero. Quello tecnologico è stato interessato prevalentemente da sfruttamento di vulnerabilità e guasti, quello sanitario da esposizione di dati e il settore manifatturiero da attività di “defacement”.
E se mandare in tilt la catena del freddo nella grande distribuzione come è avvenuto nei giorni scorsi pone seri problemi economici, di sicurezza delle scorte alimentari e anche – potenzialmente – di salute dei consumatori, il rischio e gli effetti di un attacco sanitario potrebbero essere incalcolabili. Non sono in pericolo solo i nostri dati sanitari quindi, “rapiti” e venduti nel dark web come ogni anno certifica il Rapporto Clusit – ma anche potenzialmente terapie intensive, reparti neonatali, macchinari di pronto soccorso colpiti al cuore potrebbero interrompere il sostegno ai pazienti.
Il tema è caldissimo e chiama in causa la gestione del rischio nelle aziende. Che infatti sono in allerta: «La cybersicurezza non è più soltanto una questione informatica, ma una componente della sicurezza clinica – avvisa Giuseppe Quintavalle, presidente della Fiaso, la Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere -. L’attacco informatico che ha colpito il sistema trasfusionale francese richiama tutte le aziende sanitarie alla massima attenzione e alla piena applicazione dei protocolli di sicurezza già previsti, con il coinvolgimento attivo dei responsabili della cybersicurezza aziendale. La direttiva europea NIS2, recepita in Italia con [...]

