Cybersicurezza, nel 2025 crescono gli attacchi ma aumenta la capacità preventiva

La mail è il principale canale di attacchi cyber: il 40% del totale. Cresce il ruolo dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale

La casella di posta elettronica si conferma il principale vettore di attacchi cyber: il 40 per cento delle aggressioni nel cyberspazio, nel 2025, è passato proprio dalle mail. Lo rivela la «Relazione sull’attività svolta dall’agenzia per la cybersicurezza nazionale», trasmessa alla Presidenza il 19 maggio 2026 e pubblicata sul sito della Camera l’11 agosto 2026. In seconda posizione si classifica lo sfruttamento di credenziali compromesse, che riducono le probabilità di rilevamento in quanto consentono di accedere ai sistemi con identità legittime. Terzo posto per l’abuso di vulnerabilità del sistema attraverso falle di sicurezza di sistemi operativi, applicazioni o dispositivi di rete. Tra le tipologie di minaccia, invece, sono stati gli attacchi DDoS (Distributed denial of service) a prevalere: i servizi online vengono resi inaccessibili sommergendoli di traffico fino a esaurirne le risorse. Esposizione dei dati e phishing si classificano, rispettivamente, al secondo e terzo posto.

Secondo l’analisi, lo scorso anno i settori più colpiti sono stati la Pubblica amministrazione, le telecomunicazioni e la tecnologia. Su un totale di vittime confermate di 3907, 628 appartenevano alla Pa locale e 519 alla Pa centrale, mentre 378 operavano nel settore Tlc. Come sottolinea la relazione, un singolo evento può coinvolgere più soggetti, ciascuno dei quali può operare in uno o più settori di attività: è quindi possibile che ci siano delle sovrapposizioni nelle classificazioni settoriali.

Gli eventi cyber sono stati complessivamente 2729, 615 di cui incidenti cioè casi in cui l’attacco ha provocato delle conseguenze. Si tratta del 22,5 per cento, cioè poco meno di uno su quattro. Per 55 vittime è stato necessario l’intervento del personale dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, che affianca i soggetti colpiti per contribuire alla gestione dell’incidente e dei relativi impatti. Nel 2024 gli interventi erano stati 40: secondo la relazione l’aumento si deve, da un lato, a una maggiore capacità di supporto dell’Agenzia stessa e, dall’altro, a un numero più elevato di casi per cui è necessario intervenire. Il 40 per cento delle operazioni è stato a favore della Pubblica amministrazione centrale, il 16 per cento a favore della Pa locale e l’11 per cento per il settore tecnologico.

Il picco di eventi cyber si è registrato nel mese di giugno, quando a fronte di 434 attacchi gli incidenti sono stati 90. In media gli eventi cyber sono stati poco più di 227 al mese, mentre gli incidenti poco più di 51. La maggior parte degli attacchi, che ha prodotto conseguenze (34%), ha colpito la riservatezza e/o l’integrità dei dati. Frequenti anche danni in relazione alla disponibilità dei dati (27%) e alla compromissione di account (21%). Più residuali, invece, la compromissione di sistemi (14%) e la compromissione di applicazioni (4%).

Rispetto all’anno precedente l’incremento di eventi è sostanzioso: nel 2024 erano stati 1979, per una crescita del 37,9 per cento. Decisamente più contenuto invece l’aumento degli incidenti, che da 573 nel 2024 sono diventati 615 nel 2025: +7,3 per cento. Il disallineamento tra l’incremento degli eventi e quello degli incidenti, si legge nella relazione, «è riconducibile all’attività di allertamento preventivo».

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