Cresce l’allarme sugli oppioidi sintetici. E anche in Italia fanno discutere alcuni video in arrivo da Roma
Sul tavolo di un appartamento in disordine c’erano alcune pillole blu e una cannuccia. Lo scenario è quello di un Airbnb di Greenville, in South Carolina. Un posto anonimo. Lì alloggiava l’attrice Hayden Panettiere. E lì è morta, il 16 agosto scorso. Aveva solo 36 anni. Quando i soccorritori sono arrivati, l’hanno trovata in arresto cardiaco. E ogni tentativo di rianimarla è stato vano. Quelle pillole sono risultate positive al fentanyl.
Un paio di giorni fa è arrivata la conclusione ufficiale: l’ufficio del coroner della contea di Greenville ha classificato la morte come accidentale, causata dagli effetti tossici di fentanyl, 4-ANPP, alprazolam, metocarbamolo e quetiapina.
Tra quelle sostanze, chiaramente, una dice più delle altre. Secondo il patologo forense Kendall Von Crowns, sentito dalla CNN, la presenza di 4-ANPP indica un fentanyl prodotto fuori da un laboratorio farmaceutico, cioè clandestino. Il fentanyl che da anni inchioda l’America davanti a migliaia di morti all’anno, quello prodotto nei laboratori clandestini dei cartelli Messicani. Forse in un rudere invisibile dello Stato di Sinaloa, o nella boscaglia del Michoacan.
Gli investigatori stanno verificando se Panettiere si fosse procurata farmaci illegali, forse contraffatti, da uno spacciatore nel Sud della California. La Dea cerca di capire se il fentanyl provenisse dalla South Carolina o se l’attrice lo avesse portato con sé da Los Angeles, da dove era partita in volo il giorno prima. Ma sono dettagli che non cambieranno nulla. Sicuramente non l’epilogo, di questa storia tremenda.
Una storia, quella di Hayden Panettiere, che si aggiunge a un elenco che negli Stati Uniti si allunga da dieci anni, e che ha un tratto ricorrente: molti non sapevano cosa stavano prendendo.
Il primo nome è quello di Prince. La sua storia l’abbiamo raccontata nel dettaglio nel nostro podcast “Fentanyl, la molecola del diavolo” che trovate qui o su tutte le piattaforma di ascolto.
Il 21 aprile 2016, Prince fu trovato privo di sensi nella sua tenuta di Paisley Park, in Minnesota, a 57 anni. Due anni dopo il procuratore della contea di Carver chiuse l’indagine senza incriminazioni. Prince credeva di assumere Vicodin, un comune antidolorifico, e invece aveva preso pillole contraffatte contenenti fentanyl. Non fu mai chiarito chi gliele avesse procurate. Il procuratore rivelò anche che probabilmente il cantante aveva preso le stesse pillole durante un atterraggio d’emergenza a Moline, in Illinois, quando i soccorritori lo rianimarono con due dosi di Narcan.
Un altro caso che ha fatto rumore è quello di Tom Petty, nel 2017. Il coroner di Los Angeles trovò nel suo organismo fentanyl, ossicodone, temazepam, alprazolam, citalopram, acetilfentanyl e despropionilfentanyl. La famiglia spiegò che gli erano stati prescritti diversi antidolorifici, tra cui cerotti al fentanyl, per un’anca fratturata e altri problemi, e disse di sperare che il referto aprisse una discussione sugli oppioidi.
Poi c’è il rapper Mac Miller, che morì nel 2018 a 26 anni per un mix di cocaina, fentanyl e alcol; lo spacciatore Ryan Reavis è stato condannato a quasi 11 anni per avergli fornito pillole di ossicodone tagliate con fentanyl. La madre del rapper disse in aula che il figlio non avrebbe mai preso quelle pillole se avesse saputo cosa contenevano. Michael K. Williams, l’Omar di “The Wire”, morì a settembre 2021 nel suo appartamento di Brooklyn, poche ore dopo aver comprato eroina da uno spacciatore su un marciapiede di Williamsburg, in una transazione ripresa da una telecamera di sicurezza. L’eroina era tagliata con fentanyl, e secondo la procura federale quel gruppo continuò a venderla anche dopo la sua morte. Nel 2023 è toccato ad Angus Cloud, 25 anni, il Fezco di “Euphoria”: il medico legale indicò come causa l’effetto combinato di metanfetamina, cocaina, fentanyl e benzodiazepine.
Ma cos’è il fentanyl? E perché è così demonizzato. In realtà nasce come farmaco, e continua a esserlo. Un farmaco che, se usato sotto visione medica, è molto efficace. Lo si usa in anestesia e contro il dolore grave, anche nei pazienti oncologici. Nella valigetta di qualsiasi anestesista, oggi, c’è almeno una fiala di fentanyl pronta all’uso.
Quando si parla di tossicodipendenza, però, il discorso cambia. Nella maggior parte dei casi, infatti, il fentanyl in ballo è quello prodotto dai cartelli della droga, quindi in modo clandestino. Spesso, inoltre, non si tratta neanche di fentanyl, ma di altri oppiodi come l’ossicodone. Con fentnayl, insomma, il gergo della dipendenza racchiude un po’ tutto l’insieme di queste molecole. Ovviamente, produrre oppiodi così potenti in laboratori di fortuna, con presse poco tarate e mani meno esperto, diventa una roulette russa: ogni blister, contiene una percentuale di pillole mortali molto alta. E negli Stati Uniti i numeri lo confermano. Le morti per overdose avevano raggiunto 107.941 nel 2022. Nel 2023 circa il 69% dei decessi coinvolgeva oppioidi sintetici, soprattutto fentanyl illegale e suoi analoghi. Da allora la curva è scesa, anche grazie a una diffusione più capillare dell’antidoto naloxone (il narcan). Ma le cifre rimangono enormi.
L’Europa ha una storia diversa, finora. L’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe stima circa 7.600 morti per overdose nell’Ue nel 2024, quasi sempre legati a più sostanze, con gli oppioidi come prima causa. Il fentanyl illegale non ha mai preso piede come in Nord America, anche a causa della volontà delle organizzazioni criminali di puntare con forza sulla cocaina e sul crack. Ma i segnali stanno cambiando. Anche in Italia. La recente sparizione di decine di fiale di fentanyl dall’ospedale Israelitico di Roma, ha acceso una spia rossa sul cruscotto. E negli ultimi giorni, diverse video circolati sui social, raccontano di casi di fentanyl fold (persone piegate a causa dell’uso degli oppioidi, spesso mischiati alla xilazina) per le strade della capitale. Più precisamente a Tor Sapienza, dove i residenti di questa periferia est di Roma hanno girato video che mostrano uomini piegati sul marciapiede, immobili, con le braccia abbandonate verso terra. Sono segnali d’allarme che raccontano come il cambio di molecola sui marciapiedi possa avvenire in fretta. E che forse impongono una riflessione rapida. Per evitare che la storia dell’eroina (che negli anni ’70 credevamo una droga americana e basta) possa ripetersi di nuovo.
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