Da Stéphane Brizé a “La ragazza con la Leica”, i 10 film più attesi a Venezia

Nel ricco cartellone veneziano spiccano i nuovi lavori di grandi autori come Nanni Moretti e Lee Chang-dong

 Il cartellone veneziano è ricchissimo e chi avrà la fortuna di essere al Lido dal 2 al 12 settembre potrà vedere titoli molto attesi.

Per fare un po’ di ordine tra le sezioni, ecco la nostra selezione: abbiamo scelto 10 film per noi imprescindibili tra i tanti importanti che scopriremo durante questa 83esima edizione del festival cinematografico più antico del mondo.

Il film che più attendiamo della Mostra di quest’anno è diretto da uno dei grandi autori della contemporaneità: Stéphane Brizé torna in concorso a Venezia con un quarto capitolo della sua saga dedicata al mondo del lavoro (iniziata con “La legge del mercato”, proseguita con il bellissimo “In guerra” e con l’indimenticabile “Un altro mondo”) e sceglie come protagonista Alba Rohrwacher, nei panni di una donna in carriera che mette la vita privata in secondo piano e che è stata appena assunta come responsabile delle risorse umane in una grande azienda. Accanto a lei – che Brizé aveva già diretto nello splendido “Le occasioni dell’amore” – c’è un grandissimo attore come Vincent Lindon e la sensazione è quella di un film che siamo certi non potrà deluderci.

La storia è quella di due coppie sposate che dovranno fronteggiare le loro vite differenti e una serie di desideri nascosti. Quello che però più conta è che dietro la macchina da presa ci sia Lee Chang-dong, uno dei maestri del cinema sudcoreano, tornato alla regia otto anni dopo il potentissimo “Burning”. Tutti i suoi film (pensiamo anche a “Poetry” e “Oasis”) sono importanti e difficilmente quest’ultimo farà eccezione. È in lizza per il Leone d’oro.

A quasi quarant’anni di distanza da “Palombella rossa” (era il 1989), Nanni Moretti torna a Venezia per presentare il suo nuovo lungometraggio, ancora ispirato dalla penna di Eshkol Nevo, autore israeliano che aveva già adattato in precedenza con il film “Tre piani” (2019). In un condominio, all’interno di quattro appartamenti, uomini e donne accomunati da solitudini, desideri inespressi e vuoti emotivi, ci mostrano la fragilità dei legami umani: le loro storie si sfiorano, si intrecciano e si influenzano reciprocamente. Da questa base di partenza ci aspettiamo un prodotto, con protagonisti Louis Garrel e Jasmine Trinca, capace di emozionare e far riflettere: a Venezia è in concorso. 

Dopo “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” e “Gli spiriti dell’isola” non può che trovare posto in questo elenco il nuovo film di Martin McDonagh, una commedia nera che vede nel cast John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi e Mariana Di Girolamo. La trama parla di due agenti della CIA che, poco prima del colpo di stato cileno del 1973, vengono mandati sull’Isola di Pasqua. Già la sinossi promette scintille e divertimento e senz’altro sarà tra i titoli più chiacchierati del concorso di quest’anno.

Nella ricchissima sezione dei prodotti non-fiction fuori concorso segnaliamo con grandissima attenzione la nuova pellicola del geniale Mariano Llinás, regista argentino che ha dato vita ad alcuni dei lungometraggi più sorprendenti e originali del nuovo millennio (basti pensare al torrenziale “La flor”). Un suo documentario, come ampiamente dimostrato nel corso della sua carriera, non è mai qualcosa di prevedibile e siamo prontissimi ad affrontare un nuovo viaggio, nel passato e nella cultura argentina, che avrà come protagonista un autore immortale come Jorge Luis Borges. La durata (330 minuti) non spaventerà di certo i tantissimi fan del cinema di Llináas.

Potrebbe essere il vero “ufo” del concorso veneziano questo film che porta a definitivo compimento (?) un progetto multidisciplinare, situato a metà tra cinema e antropologia, inizialmente concepito come un lavoro liberamente ispirato alla vita del fisico sovietico e premio Nobel Lev Landau. Khrzhanovsky ha iniziato a lavorarci circa vent’anni fa e intanto sono già stati realizzati numerosi film e progetti paralleli: ancor più della narrazione ciò che conta è il senso generale di un’operazione monumentale, complessa e stratificata, dove il cinema abbraccia l’arte performativa e i confini tra realtà e finzione appaiono sempre più sottili.

Il grande regista di prodotti estremamente inquietanti come “Tetsuo” e “A Snake of June” da diversi anni si sta dedicando a realizzare film di guerra, cercando di raccontare la perdita di umanità dei soldati e la percezione di quanto la battaglia sia, anche e soprattutto, dentro la nostra testa. Dopo “Fires on the Plain”, “Killing” e “Hokage”, Tsukamoto firma così una nuova pellicola che si preannuncia fortemente umanista e capace di scuotere il pubblico veneziano. È in lizza per il Leone d’oro.

L’ultimo film del concorso veneziano che vogliamo segnalare con particolare attenzione è il ritorno al Lido di Werner Herzog, esattamente un anno dopo la consegna del Leone d’oro alla carriera e la proiezione del suo bellissimo documentario “Ghost Elephants”. È ispirato a una storia vera questo film che vede protagoniste due sorelle (interpretate da Rooney Mara e Kate Mara) che parlano all’unisono, amano lo stesso uomo e hanno gli stessi sogni. Sembrano due ennesime outsider del cinema del grande regista tedesco, capace da sempre di raccontare personaggi fuori dagli schemi, spesso folli ed estremamente geniali… proprio come lui.

Quando a un festival viene presentato un film di Lav Diaz è sempre un grande evento per il pubblico maggiormente cinefilo e non fa certo eccezione questo suo nuovo lavoro, inserito fuori concorso. Esattamente dieci anni dopo la conquista del Leone d’oro vinto con “The Woman Who Left”, Diaz porta a Venezia una pellicola che parlerà dell’orrore della colonizzazione, dei maltrattamenti e delle violenze subite da chi veniva sfruttato per costruire chiese volute dall’invasore spagnolo. Siamo certi che sarà l’ennesimo, prezioso tassello di quel grande mosaico che è il cinema del regista filippino.

Siamo davvero felici di leggere il nome di Alina Marazzi, regista che aprirà la sezione Orizzonti con un film che adatta l’omonimo romanzo di Helena Janeczek del 2007. Al centro la storia di Gerda Taro, prima donna fotoreporter morta sul campo di battaglia. La speranza è che Alina Marazzi torni a emozionare come aveva fatto in “Un’ora sola ti vorrei”, uno dei film italiani più toccanti del nuovo millennio.

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