Dai bonus 5.0 alla Zes, dall’ex Ilva agli elettrodomestici: i punti chiave della manovra per l’industria

Inizia a delinearsi il pacchetto di interventi per la politica industriale. Possibili rifinanziamenti per contratti di sviluppo e Nuova Sabatini

Da Transizione 5.0 alla Zona economica speciale. Dal bonus elettrodomestici all’ex Ilva. Inizia a delinearsi il pacchetto di interventi per la politica industriale che il governo presenterà con la manovra, intesa in senso ampio come il combinato disposto del disegno di legge di bilancio e del decreto legge collegato, entrambi attesi per ottobre. Non è escluso che alcune misure vengano rinviate all’iter di conversione in Parlamento, dove potrebbero concretizzarsi come emendamenti dello stesso governo o della maggioranza.

Non c’è un impellente allarme fondi per il nuovo piano Transizione 5.0, ma sicuramente l’accelerazione delle prenotazioni per l’iperammortamento sulla piattaforma del Gse potrebbe portare a un rifinanziamento. E, in un’ottica di programmazione pluriennale, per dare maggiori certezze alle imprese che vogliono pianificare progetti di innovazione, si ragiona anche su un allungamento dell’attuale piano, che al momento copre investimenti realizzati fino al 30 settembre 2028. Gli ultimi dati citati dal ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, indicano 20mila istanze e progetti per un totale di circa 6 miliardi di euro investimenti pianificati sulla base delle comunicazioni preventive.

Sul tavolo ci sono due interventi. Il rifinanziamento del credito d’imposta per gli investimneti nella Zes unica, secondo l’attuale perimetro che include le regioni del Mezzogiorno più Umbria e Marche. Su questo il sottosegretario per il Sud, Luigi Sbarra, chiede almeno quanto era stato fatto con l’ultima manovra, cioè uno stanziamento di 4 miliardi di euro su base triennale. E poi si lavora sull’ estensione alle regioni del Centro-Nord, ma solo selettiva e limitata alle procedue di semplificazione burocratica, senza rishciare conflitti con la Ue sull’estensione del bonus fiscale e soprattutto senza dover reperire coperture che potrebbero rivelarsi proibitive. L’estensione del modello “autorizzazione unica” potrebbe ad ogni modo essere limitata ad alcun ambiti economici (un’ipotesi è il settore delle energie rinnovabili) e ad investimenti che superano una determinata soglia di valore.

A fine anno, durante la conversione in legge della manovra, dovrebbe vedere la luce anche il rinnovo del bonus elettrodomestici che era stato lanciato dal Mimit verso la fine dello scorso anno con una dotazione di 50 milioni di euro, andata esaurita nel giro di poche ore. Il possibile rinnovo della misura viaggia in parallelo alla conferma, anch’essa allo studio del governo, del bonus mobili ed elettrodomestici che è invece legato alle ristrutturazioni edilizie. Le due agevolazioni sarebbero comunque alternative tra loro e quindi non cumulabili.

Nel frattempo il governo – insieme a Polonia, Francia e Germania ha promosso un non-paper, un documento informale sul settore, in cui viene chiesto alla Commissione di varare un piano Ue con misure per sostenere innovazione produttiva e competitività degli stabilimenti, garantire reciprocità rispetto alla concorrenza asiatica e varare strumenti europei di sostegno alla domanda sul modello del bonus italiano.

Nell’elenco delle misure sotto esame del Tesoro c’è poi il rifinanziamento dei contratti di sviluppo e la Nuova Sabatini. Due misure di politica industriale che resteranno in vigore anche dopo la riforma degli incentivi presentata dal Mimit. Entrambi gli strumenti avevano ottenuto un’iniezione di risorse con la legge di bilancio di un anno fa, ma il tasso di richieste presentate e di assorbimento delle risorse potrebbe richiedere un nuovo intervento.

In attesa di certezze dalla Cassazione sul destino dell’area a caldo, il governo lavora a un possibile riassetto industriale dell’ex Ilva. Si profila un rifinanziamento da 400 milioni di euro per l’impianto che dovrà produrre il preridotto, cioè il semilavorato contenente ferro con cui potrà essere alimentato il futuro forno elettrico di Taranto. Un intervento che dovrebbe concretizzarsi a prescindere dall’esito della gara in corso che, come noto, vede in prima fila gli indiani di Jindal e la cordata italiana guidata da Federecciai (quest’ultima per ora ha presentato solo una manifestazione di interesse). I 400 milioni si sommerebbero alla vecchia dotazione, di poco inferiore a 800 milioni, che con il Dl Pnrr di giugno era stata dirottata verso i contratti di sviluppo genericamente volti alla decarbonizzazione del siderurgico.

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