Dai fondi Pnrr la rinascita di palazzo Saladini Pilastri ad Ascoli: gioiello neoclassico con annesso ristorante etico

Il cantiere ha coinvolto oltre 200 lavoratori e decine di imprese locali ed è stato finanziato con 39 milioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Presente all’inaugurazione anche la premier Giorgia Meloni

«È la più grande opera della storia del Comune di Ascoli Piceno». Marco Fioravanti, sindaco del comune marchigiano, descrive così palazzo Saladini Pilastri presentando la grandiosa opera di restauro della struttura e del suo parco monumentale. L’inaugurazione ufficiale dei lavori di riqualificazione è andata in scena oggi alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il complesso, che in passato era proprietà privata del conte Saladini Pilastri, verrà aperto al pubblico nel 2027, ma il 10 e l’11 ottobre sarà visitabile nell’ambito delle giornate del Fai (Fondo per l’ambiente italiano) d’autunno.

Il progetto di riqualificazione del palazzo è stato finanziato con 39 milioni di euro del Pnrr nell’ambito del Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare (Pinqua) del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed è stato gestito con tecnologie all’avanguardia come la modellazione digitale Bim.

Il maxi-cantiere ha coinvolto oltre 200 lavoratori e decine di imprese locali. I lavori hanno interessato circa 9mila metri quadrati di spazi pubblici e un giardino all’italiana esteso per circa un ettaro. L’obiettivo del restauro era restituire alla comunità parte dell’importante patrimonio storico e architettonico della città.

L’idea alla base dell’intervento di ristrutturazione del complesso, che comprende la riqualificazione del palazzo e la sua rifunzionalizzazione attraverso un partenariato speciale pubblico-privato, unisce tutela del patrimonio e vocazione sociale. All’interno della struttura, infatti, sorgeranno un hotel e un ristorante etico gestiti da ragazzi con disabilità, affiancati da 138 alloggi a canone moderato per chi deciderà di stabilire la propria residenza ad Ascoli.

Saranno anche presenti un centro direzionale del terzo settore e un polo sanitario solidale. Il progetto mira quindi a rendere la struttura un polo del welfare urbano capace di integrare servizi sanitari, sociali e abitativi.

Durante la cerimonia d’inaugurazione il giardino storico del complesso è stato intitolato a papa Niccolò IV. «È un luogo magico dove gli ascolani potranno ascoltare il silenzio, leggere un libro, ascoltare la musica e rigenerarsi in pieno centro storico» ha spiegato il sindaco Fioravanti, aggiungendo che è stato deciso di presentare l’edificio «a nudo per mostrare il valore culturale, artistico e storico degli affreschi recuperati, oltre al restauro della fontana, dell’edicola e della coffee house».

In occasione della presentazione alla stampa dei lavori, il professor Stefano Papetti, direttore dei Musei Civici di Ascoli Piceno, ha sottolineato la grande rilevanza del patrimonio culturale riportato alla luce grazie ai restauri. L’intervento ha infatti consentito di recuperare importanti testimonianze storiche e artistiche. «Qui si sono unite una grande competenza tecnica, una straordinaria capacità operativa e la volontà di realizzare il tutto in tempi brevissimi» ha osservato Papetti.

Papetti ha evidenziato il valore dei ritrovamenti emersi durante i lavori. «Tra questi – ha aggiunto – spiccano i grandi lavatoi in travertino interrati e visitabili, utilizzati prima dalle monache benedettine e poi dalla famiglia Saladini Pilastri, oltre a decorazioni che erano rimaste a lungo nascoste, come il grande salone affrescato con le storie di Sant’Egidio. I saggi e i restauri hanno inoltre permesso di svelare preziosi affreschi del Duecento e del Quattrocento, affiancati a tracce cinquecentesche, testimoniando oltre cinquecento anni di stratificazione storica».

Il professore ha poi definito la chiesa del complesso «di estrema bellezza e, insieme alla chiesa del Carmine, l’unica interamente barocca della città». Progettata e realizzata tra Seicento e Settecento, la struttura custodisce le suggestive tele del soffitto firmate da Ludovico Trasi e l’altare maggiore scolpito da Lazzaro Giosaffatti. «Si tratta di massimi esponenti della pittura e della scultura barocca ad Ascoli Piceno. Un recupero d’eccellenza – ha concluso – che unisce rigore scientifico, valore identitario e nuova fruibilità per la comunità».

Il palazzo è stato fondato nel XVI secolo in un’area precedentemente occupata da un monastero di suore benedettine e si sviluppa per circa 119 metri lungo corso Mazzini. L’edificio presenta una possente facciata in travertino dai caratteri neoclassici e a nord si affaccia su un giardino all’italiana di quasi 9mila metri quadrati che ospita anche una cappella privata esagonale e un lavatoio parzialmente interrato. Il complesso comprende anche un chiostro, delle stalle, magazzini e locali di servizio.

Il monastero benedettino rimase attivo fino all’epoca napoleonica e nel 1820 fu acquistato dal conte Ludovico Saladini Pilastri. Nel 1848 venne dato il via a un imponente progetto di trasformazione affidato all’architetto modenese Luigi Poletti, esponente della corrente neoclassica. L’ultimo esponente della famiglia nobiliare proprietaria, il conte Saladino Saladini Pilastri, ha ceduto l’edificio al Comune di Ascoli nel 2022.

Articoli correlati