
Si chiama Max e offre servizi digitali di varia natura. È capace di acquisire le informazioni dei suoi utenti e di impersonificarli senza che se ne accorgano: l’Università del Michigan lancia l’allarme
Correva l’anno 2014. Le applicazioni per giocare da smartphone e tablet stavano vivendo il loro periodo d’oro. Tra le più popolari, in Italia, c’erano «My talking Tom» e l’amica «My talking Angela», due gattini di cui prendersi cura e con cui interagire. Il gioco digitale era stato protagonista di una delle bufale che ha avuto più successo in tutto il Paese: in molti erano convinti del fatto che gli utenti venissero spiati tramite gli occhi dei due gatti.
Oggi, nel 2026, c’è un’applicazione usata per controllare le persone. È quanto scoperto sulla piattaforma russa Max, scaricata da decine di milioni di russi che sono stati costretti a farlo. Nessuna fake news, questa volta.
Negli ultimi 18 mesi, le autorità russe hanno pubblicizzato l’applicazione come un’alternativa patriottica a Telegram e WhatsApp, con il supporto mediatico di celebrità come la cantante Instasamka, con 5 milioni di follower su Instagram. Le operazioni di promozione di Max, l’hanno resa l’applicazione di messaggistica più utilizzata in Russia.
Max è una “super-app” che riunisce un ecosistema di servizi pensati per agevolare la vita quotidiana dei cittadini russi; non solo lo scambio di sms, ma anche i pagamenti, la fruizione di notizie, l’accesso ai servizi statali. Il prodotto è figlio della società russa di social media VKontakte, azienda di cui il presidente Vladimir Putin detiene una partecipazione indiretta.
L’allarme sull’azione di sorveglianza svolta dall’applicazione Max arriva da un’indagine condotta dalla squadra di lavoro di Roya Ensafi, professoressa associata di informatica presso l’Università del Michigan.
Scaricando la versione utilizzata in Russia, il gruppo ha scoperto le funzioni celate dell’app: acquisire schermate dei dispositivi degli utenti e del contenuto delle sue mini-app, accedere a tutte le informazioni in essa memorizzate e perfino impersonare gli utenti senza che questi se ne accorgano.
Proprio un episodio di impersonificazione è stato denunciato sulla piattaforma X. Una ragazza ha spiegato in un video di aver ricevuto un’immagine da una sua amica senza che quest’ultima ne fosse al corrente. La foto in questione, che viene mostrata nel filmato, non era stata presa in maniera casuale dal Web, ma apparteneva alla galleria personale dell’emittente.
«Abbiamo studiato l’escalation del controllo di Internet da parte della Russia negli ultimi dieci anni – ha affermato Ensafi –. Ciò che Max offre è la tattica più ingegnosa e al tempo stesso più spaventosa utilizzata dai governi autoritari» per sorvegliare i propri cittadini.
L’aspetto spaventoso è che i russi hanno creato un modello che «qualsiasi governo può seguire» verso l’autoritarismo digitale. La professoressa ha spiegato che Max potrebbe essere impiegato addirittura per sferrare attacchi informatici, data la sua capacità d’iniettare codici nelle mini-app. Rassicura invece sapere che l’applicazione non è in grado di penetrare in piattaforme come Telegram e WhatsApp.
Sembrerebbe che nell’élite russa l’uso di Max sia spesso solo di facciata. Il quotidiano britannico «The Guardian» ha riportato la testimonianza di una persona della cerchia ristretta del Cremlino che racconta di aver comprato, come anche alcuni suoi amici, un secondo telefono esclusivamente per installare Max, così da poter continuare a utilizzare le proprie applicazioni. «È tutta una messinscena. Nessuno in politica lo usa davvero» ha dichiarato la fonte.
Non vale lo stesso, però, per i cittadini comuni. Un insegnante ha raccontato di aver ricevuto intimidazioni da parte del preside: «D’ora in avanti, tutto è su Max. Comprese le conversazioni con i genitori, l’invio dei compiti e le comunicazioni con altre scuole».
Sono in molti a temere per la tutela della propria privacy e delle proprie libertà. «Dire no non è un’opzione; così, alla fine, usi l’app e basta», ha rivelato l’insegnante.

