Dal tuffo spericolato al malore in acqua, i consigli per evitare incidenti tra mare e piscina

Dal tuffo spericolato al malore in acqua. La sicurezza tra mare e piscina, ma anche lago e fiume, non va in vacanza. Anche perché le cronache degli ultimi giorni rispolverano un problema che si presenta ogni estate.

È il caso del giovane calciatore del Cagliari Yael Trepy, che domenica pomeriggio ha rischiato di annegare in una piscina in Costa Smeralda. Secondo una prima ricostruzione Trepy si sarebbe sentito male mentre faceva il bagno nella piscina. Tirato fuori dall’acqua, è stato immediatamente soccorso e trasportato con l’elicottero a Sassari e ricoverato in terapia intensiva. Sempre domenica, nelle acque antistanti la spiaggia di Su Giudeu a Chia una giovane turista di 17 anni è stata travolta da un barchino con una decina di migranti in prossimità di una boa. La giovane è stata ricoverata in ospedale a Cagliari.

I numeri sono importanti: ogni anno si conta una media di 300 annegamenti. L’Iss, nel periodo che va dal 2024 al 2025 ne ha censito oltre 600, con una prevalenza di maschi, e quasi equamente divise tra mare, soprattutto nelle spiagge libere, e acque interne. Il dato emerge viene dalla relazione annuale dell’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti e incidenti in acque di balneazione.

La maggior parte degli annegamenti avviene in mare e nelle acque interne che insieme rappresentano il 93% dei casi. Un numero inferiore ma importante se si considera che coinvolge principalmente i bambini e gli adolescenti avviene nelle piscine».

Il malore in acqua causa principale

La causa principale nel 44,9% dei casi è rappresentata dal “malore in acqua” cui seguono le “cadute in acqua”, e le “condizioni meteo avverse” con mare mosso e un ritorno a riva appesantito da forti correnti. La statistica realizzata dall’osservatorio assegna la maglia nera alla Lombardia con il 14,9%, seguita dal Veneto 12,1%, poi Toscana con 8,6%, sino ad arrivare all’ Emilia-Romagna con 6,1%.

Eppure, a sentire gli esperti, con alcune regole semplici, il numero di queste tragedie, «tendenzialmente stabili negli ultimi 20 anni» potrebbe diminuire.

Primo punto è quello di non lasciare mai soli i bambini, neppure per una telefonata. Nel caso ci fosse una piscina condominiale o domestica, meglio farla recintare in modo che i bambini non possano accedere senza accompagnatore.

Un suggerimento è far imparare al più presto i bambini a nuotare e acquisire acquaticità. Per i ragazzi e adulti, primo consiglio è quello di non fare il bagno quando è issata la bandierina rossa. Nell’80% dei casi gli annegamenti avvenuti in condizioni meteo marine avverse sono dovuti a una sottovalutazione del pericolo. Evitare poi l’uso di alcol e sostanze stupefacenti. Eppoi, in caso di difficoltà mai nuotare contro corrente ma laterlamente e segnalare la difficoltà.

Attenzione anche ai tuffi, mai lanciarsi senza conoscere il fondale. Meglio fare il bagno in compagnia o vicino a qualcuno e inoltre, nel caso di ambienti fluviali, attenzione alle basse temperature e alle correnti. Attenzione anche alla cartellonistica e alla presenza di assistenti bagnanti. Attenzione anche alle di segnalazione e alle delimitazioni, oltre che alla presenza di barche.

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