Orsini: «Stiamo deindustrializzando l’Europa». Witucki (Business Europe): «E’ il momento di far sentire la nostra voce per mettere pressione».
Un piano industriale che metta al centro la manifattura, crei il mercato unico dell’energia, abbandoni l’ideologia per sostenere la competitività dell’Europa. Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ribadisce la posizione delle imprese di fronte all’attuale quadro economico, chiedendo a Bruxelles azioni più incisive. «Su alcuni capitoli chiave non ci può essere ideologia – spiega – e non si può fare politica sulla pelle delle imprese e dei cittadini. In Europa e in Italia l’unica cosa che serve è un piano industriale a lungo termine. Oggi, anche per colpa di scelte fatte in passato, stiamo deindustrializzando l’Europa».
Orsini parla a Milano, a Piazza Affari, nella prima giornata del World Manufacturing Forum, evento internazionale arrivato alla 14esima edizione e promosso dalla World Manufacturing Foundation, dedicato alle principali trasformazioni che stanno ridisegnando il futuro della manifattura.
«Momento chiave – ha spiegato il presidente di Business Europe Maciej Witucki – in cui possiamo far sentire la nostra voce, mettendo pressione alle istituzioni perché agiscano. Con qualche chance in più rispetto al passato, tenendo conto che oggi siamo certamente più ascoltati rispetto al passato».
Rafforzaemento del mercato unico, creazione del mercato unico dell’energia, e semplificazione sono le priorità indicate, in un percorso che per Witucki vede le diverse associazioni imprenditoriali dei vari paesi compatte e concordi in termini di obiettivi.
«Ci ha fatto piacere – aggiunge Orsini – vedere tutte le associazioni tedesche unire nel chiedere al Cancelliere Merz di non ridurre il budget europeo, perché se vuoi spingere sulla competitività non può sottrarre al bilancio 400 miliardi di euro come è stato proposto».
Competitività futura che è al centro del Forum, appuntamento di esperti internazionali di politica strategica, leader industriali, ricercatori accademici e innovatori tecnologici per supportare la comunità manifatturiera globale nell’orientamento tra tendenze emergenti e opportunità tecnologiche.
La due giorni vede la partecipazione di 400 aziende, 30 speaker internazionali e 10 filiere produttive, in un confronto che coinvolge relatori provenienti da 21 Paesi.
Al centro della prima giornata la presentazione del World Manufacturing Report 2026.
In un contesto in cui tensioni geopolitiche, cambiamento climatico, dinamiche demografiche e rapida diffusione dell’intelligenza artificiale si intrecciano, le imprese non possono più affidarsi a un’unica previsione del futuro. Hanno bisogno di strumenti per leggere il cambiamento in modo continuo e per decidere dove intervenire per primi.
Il Report ne propone due. La Bussola dei Trend mappa le forze geopolitiche, economiche, sociali, tecnologiche, normative e ambientali che stanno orientando catene di fornitura e sistemi produttivi. I Radar Tecnologici valutano cinque famiglie tecnologiche (wearable device e tecnologie centrate sulla persona; analisi dei dati industriali; digital twin, realtà aumentata e metaversi industriali; l’intelligenza artificiale agentica e cognitiva; robotica umanoide) secondo quattro dimensioni: prontezza industriale, impatto strategico, stadio attuale di adozione e tempo previsto per la diffusione di massa.
Sul fronte dei trend il dato principale è che resilienza, sostenibilità e centralità della persona non possono più essere trattate come una risposta alle crisi né come obiettivi discrezionali: devono diventare fattori alla base di ogni progetto di reti, stabilimenti e tecnologie, e vanno considerate prima che questi vengano definiti. Sul piano della resilienza, il Report invita le imprese a conoscere le proprie dipendenze critiche anche oltre il primo livello di fornitura, dove si origina una parte rilevante delle interruzioni, e a costruire flessibilità negli impianti e nei prodotti. Sul piano della sostenibilità, indica nella manifattura circolare e nella condivisione di dati interoperabili lungo il ciclo di vita, a partire dai passaporti digitali di prodotto, la strada per ridurre l’uso di risorse vergini. Sul piano della persona, richiama la carenza di competenze, indicata dal World Economic Forum come principale ostacolo alla trasformazione in 52 delle 55 economie esaminate, e la necessità di mantenere un’effettiva supervisione umana sui sistemi automatizzati.
Dall’analisi dei radar emerge un risultato trasversale: la maturità tecnologica non si traduce automaticamente in adozione industriale. Gli ostacoli maggiori si collocano sempre più nelle interfacce tra tecnologia, dati, organizzazione e persone, e nella governance necessaria per adottare le innovazioni in condizioni di fiducia. Il percorso indicato è per questo graduale: scalare le tecnologie che già generano valore, sperimentare e validare con progetti pilota quelle emergenti, costruire i dati, gli standard e le competenze di cui tutte hanno bisogno.
Dal Report emerge che oltre il 60% dei dirigenti del settore manifatturiero prevede di adottare agenti di intelligenza artificiale entro due anni, ma meno del 20% lo ha già fatto. Una nota di attenzione viene dall’analisi di Gartner che stima in oltre il 40% i progetti agentici passibili di cancellazione [...]
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