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Esiste una fabbrica della felicità? Sì, esiste. Posti insoliti, alcuni normalmente inaccessibili, dove il patrimonio italiano si intreccia con il lavoro, la scienza e la memoria
Esiste una fabbrica della felicità? Sì, esiste. Luoghi insoliti, alcuni normalmente inaccessibili, dove il patrimonio italiano si intreccia con il lavoro, la scienza e la memoria. Tra le aperture delle Giornate Fai d’Autunno sabato 10 e domenica 11 ottobre figurano siti insoliti, fabbriche dal grande passato ancora in funzione, un laboratorio che ha rifornito Hollywood, una nave da ricerca della Nato e una cripta che custodisce corpi mummificati con abiti d’epoca.
Il viaggio comincia alle porte di Torino, a Collegno, dove è stato inaugurato da Leone 1857 un museo d’impresa immersivo dedicato a una delle caramelle italiane più celebri. La storia dell’azienda risale a 170 anni fa, a Neive, nel Cuneese. Fu lì che Luigi Leone ebbe l’idea di trasformare in prodotto l’usanza di servire piccoli zuccherini digestivi a fine pasto, dando vita alla Pastiglia Leone. Da allora la gamma si è allargata a caramelle, gelée e cioccolato, prodotti diventati icone della tradizione dolciaria nazionale. Il nuovo spazio sorge accanto allo stabilimento delle pastiglie, attivo dall’inizio degli anni Duemila, ed è stato pensato attorno alla produzione del cioccolato: il pubblico la osserva attraverso grandi vetrate e sale interattive, in un percorso che mette in relazione macchinari storici e tecnologie contemporanee. Il finale è affidato al “Teatro”, un ambiente interattivo dedicato a ingredienti, aromi e fasi di lavorazione. L’edificio, firmato da Piuarch, valorizza la luce naturale e il rapporto con il verde e punta sulla sostenibilità con impianti fotovoltaici, recupero delle acque piovane e materiali naturali e riciclabili, mentre il progetto museale e i contenuti sono stati curati da Luca Molinari Studio.
Da Torino a Roma, dove si potrà varcare eccezionalmente la soglia della sede capitolina dell’attrezzeria E. Rancati, che dal 1875 realizza gioielli, armature e oggetti di scena per teatro, cinema e televisione. Le origini sono milanesi: un laboratorio di attrezzeria teatrale nato nella seconda metà dell’Ottocento e passato in eredità nel 1864 a Giulia Sormani, che con le nozze con lo scultore Edoardo Rancati diede all’impresa il nome di E. Rancati & C. Fu il fratello di lei, Angelo, ad aprire la sede romana, mentre dal 1912 il figlio Romolo consolidò i rapporti con la Scala, collaborando con maestri come Puccini e Toscanini e con artisti quali Sironi e De Chirico. Dagli anni Trenta l’azienda passò dall’attrezzeria teatrale al cinema e, nonostante i bombardamenti del 1943 e un incendio nel 1993, crebbe a Roma negli anni d’oro di Cinecittà, fornendo colossal come Ben-Hur e film premiati con l’Oscar. Oggi è la quinta generazione dei Sormani a guidarla, affiancando al mestiere tradizionale tecniche d’avanguardia come la stampa 3D e gestendo, tra Milano, Roma e Londra, un catalogo storico di decine di migliaia di pezzi. I volontari accompagneranno i visitatori nel laboratorio e nell’immenso magazzino, tra arredi, armi e gioielli legati alle più grandi produzioni internazionali.
Nel Golfo della Spezia il cuore della visita è la Nave Alliance, normalmente inaccessibile al pubblico, abbinata al Museo Tecnico Navale. Il percorso racconta l’evoluzione secolare dell’oceanografia in città, a partire dalle collezioni sabaude trasferite alla Spezia a fine Ottocento con la fondazione dell’Arsenale Militare. Il museo, ricostruito nel dopoguerra, documenta la fase pionieristica dell’esplorazione marittima con antichi strumenti di navigazione, oggetti legati alla ricerca oceanografica e testimonianze di storiche spedizioni artiche. Con la Guerra Fredda la ricerca compì un salto tecnologico verso l’acustica subacquea, ed è in questo contesto che nel 1988 la Nato varò l’Alliance: 93 metri di lunghezza, spazi altamente funzionali e uno scafo progettato per muoversi in acqua senza disturbare i rilievi sottomarini. Operata dalla Marina Militare per conto del CMRE, il centro di ricerca marittima dell’Alleanza, la nave partecipa a missioni internazionali e a studi sui cambiamenti climatici e sullo scioglimento dei ghiacci artici. A bordo si potranno percorrere i ponti, entrare nei laboratori di ricerca e conoscere da vicino il lavoro di ricercatori e marinai.
Scendendo in Calabria, a Soveria Mannelli, nel Catanzarese, il Lanificio Leo offre l’occasione di entrare in una fabbrica ancora attiva, dove macchinari storici e tecnologie contemporanee convivono in un ciclo produttivo tuttora in funzione. Fondato nel 1873 a Carlopoli dai fratelli Antonio e Giuseppe Leo e poi trasferito, è oggi la più antica fabbrica tessile calabrese ancora in attività. Per buona parte del Novecento ha lavorato la lana della pecora Gentile di Calabria, simile al merino per finezza e morbidezza. La trasformazione della società rurale, la progressiva delocalizzazione e la decisione governativa di cambiare le razze da lana portarono il lanificio a un periodo di difficoltà, finché la famiglia scelse di recuperarne il patrimonio storico come risorsa per il futuro: macchinari costruiti tra il 1890 e il 1965, ancora efficienti, e più di duecento antichi calchi in legno di pero intagliati a mano per la stampa a ruggine. Accompagnati da esperti del settore, i visitatori potranno scoprire il Museo d’impresa e seguire l’intero percorso della lana, dal fiocco al filo, dalla tessitura al finissaggio e alla confezione.
Chiude questa rassegna di aperture insolite una tappa in Sicilia, alla Chiesa e Convento dei Cappuccini di Burgio, edificati tra il 1634 e il 1647 e considerati tra i massimi esempi di architettura francescana nell’isola. A destra della navata si apre il chiostro con le antiche celle dei frati; a sinistra si accede invece all’area sotterranea, sede del Museo delle mummie, dove la cripta custodisce 49 corpi di religiosi, nobili e benefattori locali risalenti al Settecento e all’Ottocento. A differenza di altre cripte, qui le mummie indossano ancora i corredi funebri originali, splendidamente restaurati, in velluto, seta, taffettà, lino, merletti e pizzi, insieme a oggetti personali giunti intatti, come monili, calze, scarpe, cappelli e rosari.
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