Dalla riserva nei concorsi pubblici al calo degli inattivi: gli effetti del servizio civile universale

Il dato più concreto riguarda la riserva del 15% dei posti nei concorsi pubblici, introdotta dalla legge n. 74 del 21 giugno 2023 per chi ha completato il Servizio civile universale senza demerito. Su 1.181 giovani che hanno fatto ricorso alla riserva, 302 sono risultati vincitori del concorso per cui l’avevano attivata

Un anno di servizio alla comunità che, a distanza di dodici mesi, si traduce con maggior frequenza in un contratto di lavoro o in un posto vinto al concorso pubblico. È quanto emerge dalla seconda indagine sugli esiti del Servizio Civile Universale, promossa dal ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, attraverso il Dipartimento per le Politiche giovanili e il Servizio civile universale, e realizzata alla fine del 2025 su un campione di 8.975 giovani, pari al 17,4% dell’universo di riferimento – tutti ex volontari che hanno concluso l’esperienza da oltre un anno.

Il dato più concreto riguarda la riserva del 15% dei posti nei concorsi pubblici, introdotta dalla legge n. 74 del 21 giugno 2023 per chi ha completato il Servizio civile universale senza demerito. A due anni dall’entrata in vigore della norma, l’85% degli intervistati dichiara di conoscerla, ma solo il 13% l’ha già utilizzata partecipando a un concorso. Su 1.181 giovani che hanno fatto ricorso alla riserva, 302 – il 25,6% – sono risultati vincitori del concorso per cui l’avevano attivata.

Sul fronte occupazionale, il 46% degli intervistati dichiara di trovarsi in una [...]

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