Dalla Tuscia Route 01 alle 35 nuove opere pubbliche, ecco come sarà Civita Capitale dell’arte contemporanea 2028

Scelto dalla giuria il progetto «Arte che viene, arte che va». Un’eredità pensata per restare ben oltre l’anno

Trentacinque opere permanenti di proprietà pubblica, quattro spazi urbani rigenerati, quindici chilometri di nuovo percorso ciclopedonale e un bus-laboratorio che girerà le scuole per avvicinare diecimila ragazzi all’arte di oggi. È il patrimonio che Civita di Bagnoregio e Bolsena si preparano a costruire da qui al 2028, dopo la proclamazione a Capitale italiana dell’arte contemporanea da parte del ministro della Cultura Alessandro Giuli. Un investimento pensato per durare ben oltre l’anno del titolo: una rete che coinvolge istituzioni, imprese e cittadini e che punta a fare dell’arte un motore di sviluppo per due piccoli centri dell’entroterra, con nuove occasioni di visita, di lavoro e di vita per chi resta, lontano dalle grandi città.

La candidatura congiunta, con il Comune di Bagnoregio capofila insieme a quello di Bolsena, è stata illustrata lo scorso 8 ottobre a Roma davanti alla Giuria presieduta da Lorenza Baroncelli e composta da Glauco Cavaciuti, Sofia Gnoli, Renata Cristina Mazzantini e Vincenzo Santoro. Una sfida vinta da due borghi che, sulla carta, partivano da lontano rispetto ai grandi centri urbani, ma che hanno saputo trasformare la propria dimensione raccolta in un punto di forza.

«Non stiamo proponendo semplicemente un programma di arte contemporanea in un territorio bellissimo», ha spiegato Simonetta Giordani di Associazione Civita per il gruppo che ha presentato il progetto. «Stiamo proponendo di usare l’arte contemporanea per cambiare il rapporto che un territorio intero, a partire dai più giovani, ha con la cultura». È questa la chiave di lettura dell’intero dossier. L’idea non è quella di un grande evento che si posa per dodici mesi su un territorio per poi ripartire, ma di una cultura capace di incidere concretamente sulla vita delle persone, sulle relazioni e perfino sulla percezione che una comunità ha di sé. Un approccio che i promotori collocano in linea con lo spirito del Piano Olivetti, e che guarda anche al benessere emotivo delle nuove generazioni.

Il primo tratto distintivo della candidatura è la sua origine. Il dossier, è stato sottolineato, non è stato costruito da qualcuno arrivato da fuori per decidere cosa dovesse accadere nella Tuscia. Parte dal territorio, mettendo insieme un numero molto ampio di realtà locali già attive. La candidatura non cancella ciò che esiste, ma lo mette in relazione e gli dà una forza nuova. Accanto alle energie locali si muove una rete di partner con competenze nazionali e internazionali di primo piano: il Fai – Fondo Ambiente Italiano, l’Associazione Arte Continua, la Fondazione Reggio Children, l’Università della Tuscia, una rete internazionale di università del Mediterraneo, l’Università del Molise, il Sacro Bosco di Bomarzo e l’Associazione Civita.

Il dossier è stato curato da TIWI e si avvale di un comitato scientifico composto da Massimiliano Capo, Paolo Crepet, Mario Cristiani, Simonetta Giordani, Guido Guerzoni, Fabio Lucarelli e Sofia Elena Rovati.

Il cuore artistico del programma, sviluppato in collaborazione con l’Associazione Arte Continua, porta nella Tuscia quattro artisti di statura internazionale: Carsten [...]

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