
Dall’alluminio alla fluorite, passando per la metallurgia di piombo e zinco, sino ad arrivare alle telecomunicazioni e alla chimica verde. Sono parecchie le vertenze aperte che interessano la Sardegna dal Sud al Nord.
Sul tavolo c’è la vicenda che riguarda l’Eurallumina e il suo progetto di rilancio da 350 milioni di euro. E poi il blocco delle risorse e il rischio di insolvenza per mancanza di fondi. A fare i conti con la crisi anche il secondo anello della filiera dell’alluminio. Si tratta della Sider Alloys, azienda italo svizzera che ha rilevato l’impianto di Portovesme dall’Alcoa. Il piano di rilancio vero e proprio stenta a decollare. All’orizzonte un piano che vale circa 300 milioni di euro. IN ambito metallurgico, sempre nel polo di Portovesme, c’è poi la vertenza che riguarda la controllata Glencore Portovesme srl. La linea piombo è ferma, quella dello zinco pure e non parte il programma litio.
Si è fermata al capolinea con la sentenza di liquidazione giudiziale la Cermed Ceramiche Mediterranea, azienda del Medio Campidano specializzata nella produzione di ceramiche. A determinare la crisi, l’azienda dell’azienda nata con i fondi per la riconversione dei siti minerari, 120 dipendenti diretti in Sardegna e una decina a Sassuolo, la mancanza del gas e i costi elevati dell’energia elettrica e del trasporto gommato e delle navi a causa degli Ets.
Il conflitto in medio oriente ha una ripercussione negativa anche sulla Fluorsid. L’azienda chimica, di [...]

