
Sanità sul territorio, trasformazione digitale e piena collaborazione tra pubblico e privato: le proposte del Club Santé Italie
In contesti-Paese sempre più caratterizzati da invecchiamento e cronicità, la sfida della sostenibilità socio-sanitaria non può essere affidata solo alla ricerca di nuovi finanziamenti, pure importante, quanto piuttosto a una revisione complessiva del sistema-salute che valorizzi e rafforzi le cure sul territorio, l’innovazione con le nuove tecnologie e con il volano dell’Intelligenza artificiale e – terzo punto ma certo non per importanza – la collaborazione tra i diversi attori del sistema. Dalle istituzioni pubbliche al privato accreditato, dalle imprese alle università ai centri di ricerca fino ai professionisti sanitari e al Terzo settore: i protagonisti di questo ampio ecosistema sono chiamati a contribuire in modo complementare al raggiungimento di obiettivi condivisi. In una cornice che superi quando possibile i confini nazionali e ampli lo sguardo al pur complesso panorama europeo.
Questa la proposta contenuta nel rapporto “Una nuova agenda per la salute: territori, innovazione e collaborazione”, presentato dalla Fondazione PwC Italia Ets in un incontro promosso a Roma a Palazzo Farnese da Club Santé Italie, collaborazione tra l’Ambasciata di Francia in Italia, Business France e le principali aziende francesi che operano nel settore della salute in Italia, tra farmaci, dispositivi medici, diagnostica, servizi sanitari e assistenziali, assicurazioni.
L’intesa tra i due Paesi, che hanno sistemi sanitari e caratteristiche socio-economiche simili e che sono forti delle pietre miliari poste negli ultimi anni dal Trattato del Quirinale e dal Vertice intergovernativo di Antibes del giugno scorso, guarda dunque anche agli assist dell’Unione europea. Solo restando sul tema tecnologie, a quell’AI Act che mira a coniugare innovazione e regole certe. Come ha ricordato l’ambasciatrice di Francia in Italia Anne-Marie Descotes, «Francia e Italia condividono la stessa ambizione: costruire sistemi sanitari innovativi, sostenibili e capaci di rispondere alle sfide del futuro» e «intendono rafforzare la collaborazione nei settori della salute, della sovranità industriale e dell’innovazione terapeutica, al servizio non solo dei nostri cittadini ma dei cittadini europei».
I dati confermano una forte propensione all’innovazione delle aziende aderenti a Club Santé Italie: quasi l’80% ha collaborato con università o centri di ricerca nell’ultimo anno e circa due terzi hanno aumentato gli investimenti in ricerca e sviluppo. «Le aziende francesi della salute sono una ricchezza per la Nazione in termini di impatto economico e capacità di innovazione», dichiara nelle Conclusioni al rapporto Marcello Cattani, Presidente di Club Santé Italie, Presidente di Sanofi Italia nonché di Farmindustria. «Le sfide demografiche e sanitarie che ci attendono – avvisa poi – richiedono un ammodernamento del nostro Ssn che renda l’Italia più attrattiva e capace di vincere la competitività su scala globale anche grazie a una collaborazione tra aziende e istituzioni strutturata e concreta perché basata sulle evidenze. Questo rapporto va proprio in questa direzione. Il nostro obiettivo comune è garantire a tutti i cittadini un accesso equo e veloce alle prestazioni sanitarie e alle soluzioni terapeutiche più innovative, facendo della collaborazione tra pubblico e privato sempre più uno dei pilastri del sistema salute del futuro».
Una sfida che non sempre la stessa Ue – gravata da eccesso di burocrazia e divisioni tra Paesi – è pronta a cogliere e che anzi oggi vede l’Unione minacciata, a esempio sul fronte della ricerca e dell’innovazione, da normative complesse e dalla concorrenza internazionale serrata da parte di giganti come Cina, India e Stati Uniti.
La fotografia demografica ed epidemiologica in Italia restituisce l’emergenza di un nuovo approccio alla governance sanitaria. Ne dà conto proprio il rapporto della Fondazione PwC: che richiama gli ultimi dati Istat: nel 2050 la popolazione over 65 passerà dall’attuale 25,1% al 34,6% (anziano oltre un individuo su tre) e parallelamente le persone con almeno una malattia cronica aumenteranno ancora, dopo essere aumentate dal 38,8% del 2009 al 41,5% nel 2024. numeri a cui fino a oggi non ha fatto da contraltare un’adeguata presa in carico: basti pensare che nel 2023 meno di un anziano su 4 non autosufficienti era coperto da servizi residenziali, semiresidenziali o domiciliari. Certo, nel frattempo c’è stata l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza che proprio alla presa in carico di queste emergenze ha dedicato buona parte dei circa 15 miliardi destinati alla Sanità. Ma il cammino è ancora in itinere e la stessa riorganizzazione dell’assistenza territoriale è, per usare un eufemismo, da completare.
«Le evidenze mostrano come le principali sfide che attendono il sistema sanitario italiano abbiano una natura strutturale e richiedano una visione di lungo periodo», commenta Andrea Fortuna, Partner PwC Italia-Health Industries Leader. Non a caso, ed è questa la prima direttrice individuata dal rapporto, secondo gli esperti la sanità territoriale va rafforzata, realizzando un’unica rete assistenziale che integri sempre più ospedale, assistenza primaria, cure a casa, servizi sociosanitari e strutture intermedie.
Seconda priorità sono l’innovazione e la trasformazione digitale: IA, telemedicina, interoperabilità e valorizzazione dei dati sono “strumenti potenzialmente decisivi per affrontare l’aumento della domanda di assistenza e la crescente pressione sulle risorse disponibili”, si legge nel Rapporto. Ma perché ci siano benefici concreti – è il monito – bisogna investire sulle competenze, rivedere i processi organizzativi e i modelli di governance. Questo perché “la vera opportunità risiede nella capacità di utilizzare le tecnologie per costruire servizi più accessibili, orientati alla presa in carico continuativa della persona, e anche più efficienti”.
Poi c’è il terzo asset, che trasversalmente dovrà contribuire ai primi due e cioè la collaborazione tra gli attori del sistema, necessaria per generare innovazione, ampliare l’accesso ai servizi e garantire la sostenibilità del sistema ed “è in questa prospettiva che si inserisce il contributo del Club Santé Italie”, scrivono gli autori del Rapporto, nel definire “un laboratorio di cooperazione su alcuni dei principali dossier che definiranno la sanità dei prossimi anni: governance e interoperabilità dei dati sanitari, ricerca clinica, medicina personalizzata e utilizzo responsabile dell’Intelligenza artificiale”.

