
Le indicazioni fornite dal Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, in occasione della Seconda conferenza nazionale della Difesa su Artico e Antartide
L’Artico e l’Antartide non sono solo terre di miti ed esplorazioni. Oggi ricoprono una valenza strategica, in quanto sono al centro di un intreccio di sfide internazionali. Intervenuto alla Seconda conferenza nazionale della Difesa su queste due regioni, che si è svolta giovedì 29 ottobre a Roma presso il Casd (Centro alti studi difesa), il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, ha delineato alcuni spunti che possono aiutare a capire quanto questo dossier abbia una valenza e ripercussioni concrete sulla difesa dell’Italia.
Il generale ha lanciato un messaggio chiaro: «Anche le regioni più remote del pianeta ci riguardano da vicino. E se dovessi lasciare un solo messaggio, sarebbe questo: non guardiamo ai poli per inseguire gli altri, ma guardiamo ai poli per difendere ciò che abbiamo. La centralità del Mediterraneo, la sicurezza delle nostre infrastrutture, la credibilità del nostro contributo all’Alleanza e tutto ciò si difende anche nelle regioni polari. È una sfida che chiama in causa la difesa e la diplomazia, la ricerca e l’industria, la politica e la società civile».
Portolano ha iniziato l’intervento con una semplice domanda: «Quanti di noi la mattina prima di uscire consultano le previsioni del tempo? Penso tantissimi – ha risposto -, ma credo che moltissimi di noi non sappiano che quelle previsioni passano anche dall’Artico. Molti satelliti meteorologici in orbita polare scaricano i loro dati alle Svalbard, quelle isole che abbiamo visto nella mappa che ci ha fatto vedere il ministro Crosetto (il ministro è intervenuto in precedenza, e nell’occasione ha mostrato una tappa, ndr.). Sono delle isole più vicine al Polo che non a Oslo. E da lì due cavi posati sul fondale li portano fino al continente. Ricordiamo tutti che nel gennaio del 2022 uno di questi cavi si è interrotto per cause mai del tutto chiarite. Le comunicazioni dell’arcipelago sono rimaste legate ad un solo cavo. Quindi ecco che cosa sono per noi le regioni polari. Le immagino come una sorta di tetto e fondamento della nostra vita quotidiana e della nostra sicurezza. Sopra, quindi come tetto, orbite e traiettorie. Sotto, come cavi e sottomarini. E chi esercita influenza e controllo sul tetto e sulle fondamenta di una casa finisce per condizionare la sicurezza di chi ne abita le stanze».
«E una di quelle stanze, per noi la più vicina e la più importante, si chiama Mediterraneo – ha sottolineato il Capo di Stato Maggiore della Difesa – . Il ministro Crosetto viene da una sua visita in Norvegia ed in Finlandia. Io ieri sono tornato da una visita nel Deep South, in Nigeria. Eppure con il collega americano, il generale Anderson, comandante di Aficom, abbiamo parlato dei legami che esistono tra il Nord, l’Africa, l’Atlantico, il Mediterraneo e le comunicazioni in quello che è l’Indo-Pacifico attraverso il Pacifico».
«La tecnologia che ha reso i poli strategicamente vicini prima ancora che il clima li rendesse accessibili. Satelliti, stazioni a terra, cavi sottomarini, sensori e sistemi d’arma a lungo raggio hanno fatto dei poli i nodi di un’unica rete – ha continuato il Capo di Stato maggiore della Difesa -. Così, ciò che accade alle Svalbard o nel Mar di Barents può incidere anche a migliaia di chilometri di distanza, ed è stato più volte sottolineato, su quella che è la nostra capacità di osservare, di comunicare e di comprendere».
«A questo si aggiunge un dato politico: l’ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza, che ha fatto in modo che, ad eccezione della Federazione Russa, tutti i componenti del Consiglio Artico oggi sono membri della Nato. Quindi qual è la conseguenza? La conseguenza è che l’Artico rientra a pieno titolo nel perimetro della difesa collettiva dell’Alleanza. Non a caso il nostro documento, il documento di strategia militare della difesa, che per la prima volta è stato adottato in Italia, annovera l’Artico tra le aree di interesse rilevante. E da questo quadro, dal mio punto di vista, discendono alcune implicazioni strategiche». «Ai poli la competizione non si manifesta all’improvviso ma avanza per gradi». Non solo: Portolano ha parlato del «peso crescente che il Grande Nord sta acquistando e alle possibili ripercussioni sulla nostra sicurezza, voglio evidenziare che pur essendo il Mediterraneo allargato l’area di gravitazione del nostro strumento militare, non possiamo trascurare ciò che si sta materializzando a Nord-Ovest, incluse le regioni polari».
«Sulla penisola di Kola – ha spiegato Portolano – ha sede la Flotta del Nord, l’unica tra le flotte russe in grado di raggiungere l’Atlantico e senza attraversare stretti controllati dall’Alleanza. Ogni sua proiezione verso sud passa tra Groenlandia, Islanda, Regno Unito, lo stesso tratto di mare che percorrerebbero i rinforzi alleati. Lo abbiamo visto nella carta che ha mostrato il ministro Crosetto, quel tratto rosso che unisce i due estremi tra Groenlandia e il Regno Unito. La Russia. Mosca ne è consapevole. La sua dottrina marittima fa dell’Artico un’area di interesse vitale, un’area da difendere come un bastione. D’altro canto, la NATO, nel concetto strategico del 2022, definisce la capacità russa di ostacolare quei rinforzi nel nord Atlantico una sfida assolutamente strategica. Io aggiungo che è una sfida per tutte le nostre linee di comunicazione marittime. Infatti, ciò che accade nel grande nord può spostare gli equilibri anche del Mediterraneo»
«Ma c’è un legame più immediato. Vorrei con voi condividere un esempio. Lo scorso marzo, in concomitanza di un’importante esercitazione della Nato nel grande nord, a seguito della crisi mediorientale, alcune unità dell’alleanza, tra cui un nostro cacciatorpediniere, l’Andrea Doria, è stato richiamato nell’area del Mediterraneo. Questo episodio – ha detto Portolano – ha reso evidente che i due quadranti attingono [...]

