Dalle stelle ai tumori: l’astronomia aiuta a predire la risposta alle cure

Utilizzare strumenti concepiti per ricostruire la struttura dell’universo per sviluppare biomarcatori sempre più precisi: il progetto AstroPath

Strumenti sviluppati in ambito astronomico possono contribuire a leggere con maggiore precisione il microambiente tumorale e, in prospettiva, a prevedere meglio la risposta all’immunoterapia. E’ il principio alla base di AstroPath, la piattaforma illustrata da Janis Taube nel corso dell’11mo Annual Meeting di Alleanza contro il cancro, a Napoli.

Professoressa di Dermatologia, Oncologia e Patologia e direttrice della Division of Dermatopathology della Johns Hopkins, Taube è partita dalla considerazione che i biomarcatori oggi più utilizzati, come l’espressione di PD-L1, forniscono informazioni importanti, ma non sempre sufficienti a identificare i pazienti che risponderanno ai farmaci diretti contro i checkpoint immunitari. Il motivo è che non conta soltanto quali cellule o molecole siano presenti nel tumore: sono importanti anche la loro posizione, la distanza che le separa e il modo in cui interagiscono.

AstroPath combina l’immunofluorescenza multipla, una tecnica che consente di osservare contemporaneamente diverse proteine all’interno di un tessuto, con sistemi avanzati di analisi delle immagini mutuati dall’astronomia. Il principio è lo stesso utilizzato per costruire le mappe del cielo: migliaia di immagini vengono allineate e integrate in un’unica rappresentazione. Al posto di stelle e galassie, vengono però individuate cellule tumorali e cellule del sistema immunitario, mantenendo per ciascuna le informazioni sulla posizione e sulle proprie caratteristiche.

Il risultato è una mappa estremamente dettagliata del microambiente tumorale, fino alla risoluzione della singola cellula: non si misura più soltanto quanto un determinato biomarcatore sia presente, ma si può osservare su quali cellule sia espresso, quali altre cellule si trovino nelle [...]

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