Dall’ecobonus alle colonnine: così potrà essere spesa la flessibilità Ue sull’energia

Ampio il capitolo dedicato all’edilizia: comprende il 65% e il conto termico. Nell’elenco di Bruxelles, a cui il Dpfp fa riferimento, inclusi gli investimenti sulle centrali nucleari e i meccanismi come l’Energy release

Installazione di pompe di calore e sostituzione delle caldaie alimentate da combustibili fossili. Ma anche riqualificazione degli edifici pubblici, maggiore diffusione delle colonnine di ricarica, investimenti sul nucleare e incentivi alla decarbonizzazione del sistema produttivo, con l’allargamento di strumenti come l’Energy release. In attesa di arrivare alla definizione di un elenco puntuale, la flessibilità di bilancio concessa da Bruxelles all’Italia sul fronte dell’energia ha già un perimetro molto preciso nel quale muoversi: lo stabiliscono le linee guida pubblicate dalla Commissione europea lo scorso 18 agosto. Lì c’è un catalogo di interventi al quale il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp) ora fa esplicitamente riferimento.

L’elenco – va sottolineato – non è esaustivo. Quindi, l’Italia potrebbe chiedere di introdurre anche altre misure. Gli interventi citati, però, sono la base di partenza sulla quale si sta lavorando in questi giorni. Il primo tassello riguarda l’edilizia. Qui si parla di incentivi per le pompe di calore, che saranno probabilmente allargati anche agli ibridi (sistemi che mettono insieme caldaia e pompa di calore), di sostituzione delle caldaie fossili, di riqualificazione energetica degli edifici pubblici e privati, di sistemi di accumulo domestici (collegati a pannelli fotovoltaici) e di infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici. Sono filoni collegati a diversi strumenti, come l’ecobonus potenziato al 65% per l’installazione di pompe di calore o come la revisione del conto termico per la riqualificazione degli edifici pubblici. Anche se, proprio sul conto termico, per la parte privata, è anche allo studio la possibile correzione di alcuni problemi emersi in questi mesi, segnalati ad esempio da Assotermica, l’associazione di Anima Confindustria che rappresenta i produttori di apparecchi e componenti per impianti termici.

Un secondo filone riguarda la produzione e lo stoccaggio di energia pulita. In questo capitolo sono inclusi gli investimenti in energie rinnovabili (come solare e geotermico), in accumuli elettrochimici, nell’idrogeno, nei combustibili rinnovabili, nei contratti per la promozione della produzione di energia a basse emissioni. E, soprattutto, nel nucleare. Gli investimenti in centrali nucleari sono, infatti, esplicitamente citate da Bruxelles tra i destinatari della flessibilità. Ma se sarà necessario verificare le tempistiche dei possibili progetti, anche dopo l’ok alla legge delega in Parlamento.

Il terzo filone è legato alle infrastrutture energetiche e di trasporto sostenibile: tra queste ci sono le reti elettriche, le infrastrutture per il trasporto dell’idrogeno, i sistemi di flessibilità e di sicurezza energetica, le reti ferroviarie, metropolitane, tranviarie e le infrastrutture pubbliche di ricarica elettrica.

Infine, c’è il filone relativo alla resilienza e alla decarbonizzazione del sistema produttivo. Una categoria nella quale possono essere ricompresi, ad esempio, gli incentivi alle tecnologie industriali di decarbonizzazione, agli investimenti per la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili ma anche gli interventi di rafforzamento della sicurezza fisica e cibernetica delle infrastrutture energetiche e delle catene di approvvigionamento. Proprio sotto questo ombrello potrebbero finire l’estensione dell’Energy release, il meccanismo gestito dal Gse che garantisce alle imprese energivore forniture di energia a prezzo calmierato, purché si impegnino a realizzare negli anni successivi nuovi impianti da fonti rinnovabili.

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