Dallo yogurt alla feta, il successo (e i risvolti inaspettati) dei prodotti greci nel mondo

Yogurt e feta (ma anche olive, moussaka, gyros) si diffondono anche grazie a tipi diversi di consumo, ma

Quanto piace la Grecia agli italiani. E non solo come meta turistica ma anche a tavola. Tra yogurt, feta, olive, moussaka, gyros, olio e kiwi, i prodotti alimentari ellenici stanno registrando un crescente successo sia nella distribuzione moderna che nella ristorazione. Se al supermercato si fanno strada yogurt, Feta, Olive Kalamata, baklava, tzatziki e dessert di stile greco, fuoricasa si sviluppano le prime catene di taverne greche, come Milos, che punta a superare i 12 locali diretti entro il 2026, per poi aprire anche al franchising.

A spingere i prodotti e i sapori della Grecia concorrono diversi fattori. Innanzitutto la consacrazione della dieta mediterranea come modello di riferimento per un’alimentazione sana ma anche il loro vissuto di prodotti naturali, genuini e che abbinano gusto e salutismo, riuscendo ad aderire ai trend nutrizionali del momento (come il proteico) assicurando un buon apporto di piacere.

Il capofila di questa tendenza è lo yogurt greco, uno dei prodotti più dinamici del settore alimentare globale, che da tempo vanta tassi di crescita a doppia cifra. Nell’ultimo anno le vendite in Gdo sono salite del 30% a volume e del 26% a valore, raggiungendo i 413 milioni di euro, stima Circana.

Un trend che si riflette sulle importazioni: è arrivato dalla Grecia il 42,5% delle 205mila tonnellate di yogurt importate nel 2025 in Italia, l’11% più dell’anno precedente, stima Assolatte. In meno di un decennio il greco ha conquistato quasi un quarto del mercato italiano dello yogurt, nonché il carrello della spesa del 58% delle famiglie italiane (15,2% in più rispetto al 2022), che lo acquistano mediamente 27 volte l’anno (fonte YouGov).

Che lo yogurt greco sia entrato nelle abitudini degli italiani lo conferma l’attuale andamento molto positivo dei formati più grandi (da 500 o 1000 g), favoriti sì da un miglior rapporto qualità/prezzo ma anche ideali per supportare un consumo che non si limita più alla colazione ma si espande nello snack e cresce anche come ingrediente.

Passa dai fornelli anche la crescita della Feta, il formaggio greco per eccellenza, tutelato dalla Dop da oltre 20 anni. Gli italiani non lo usano più solo in insalate e piatti freddi ma anche in ricette in cui viene cucinato a caldo e lo preferiscono in formati pratici (come i cubetti) o in versione lactose free. Uno spettro di utilizzi che ne ha ampliato la stagione dei consumi: se prima la Feta si comprava solo d’estate, oggi il 42% degli acquisti avviene nelle altre tre stagioni dell’anno.

E questo ha giovato alla crescita del mercato, raddoppiato nell’arco di cinque anni e che continua anche nel 2026 a segnare aumenti a doppia cifra nelle quantità, facendone il formaggio a maggior crescita in Gdo. Un percorso che ha portato la Feta a generare un segmento di tutto rispetto, superiore in Gdo a quello di alcuni formaggi tradizionali (come i caprini o la robiola). Oggi il mercato vale 120 milioni di euro e gli 8,3 milioni di kg, a dispetto del prezzo medio superiore allo standard dei formaggi freschi.

L’escalation globale di yogurt e Feta ha fatto da traino alle esportazioni agroalimentari elleniche, passate in un decennio da 3,3 a 11,5 miliardi di euro (18,6% dell’export totale nazionale), e così resilienti da saper tenere testa alle incertezze e alle criticità dello scenario internazionale.

Nel 2025 l’export agroalimentare greco è aumentato del 7,8% e l’Italia si è confermato il primo mercato di sbocco, con il 20% di incidenza, davanti alla Germania, sotto al 15%. E se ortofrutta, latticini, olive e olio continuano a fare il grosso delle spedizioni (65% di incidenza), altri prodotti stanno crescendo, come vini, birre, ouzo e prodotti di acquacoltura, su cui il governo sta puntando molto e a cui ha appena destinato 131 milioni di euro a supporto di nuovi allevamenti. Il tutto in un contesto positivo, visto che l’economia greca cresce a ritmi superiori alla media europea e nel 2026 ci si attende un aumento del 2,2%, oltre quattro volte quella prevista per l’Italia.

Ma il successo globale del greek food ha un sapore agrodolce per i greci, perché l’esplosione del mercato ha accentuato lo storico squilibrio tra il mercato potenziale globale e la capacità reale di Atene di soddisfarlo. Perlomeno con prodotti autenticamente ellenici. Il caso emblematico è quello del cosiddetto “yogurt alla greca” (greek style), che mutua la tecnica di produzione dello yogurt ellenico e la riproduce ovunque (e soprattutto negli Usa, primo mercato per questo prodotto). Questo prodotto si è ormai “mangiato” lo yogurt greco poiché rappresenta la fetta maggiore del fiorente mercato globale, che cresce del 9% l’anno e si stima toccherà i 30,2 miliardi di dollari entro il 2031, dominato da competitor di caratura internazionale come Chobani, Danone e Lactalis.

Anche la Feta sta vivendo una situazione di stress da troppo successo. Da un lato ci sono una domanda internazionale in rapido sviluppo, che ha messo il turno all’export ellenico (+700% in 20 anni) e che si prevede toccherà i 19 miliardi di euro nel 2030; dall’altro c’è una filiera dalle dimensioni limitate (140mila tonnellate di produzione annua) oltretutto attualmente indebolita dall’epidemia di vaiolo delle pecore e delle capre, che sta riducendo in modo significativo la disponibilità di latte, con una previsione di diminuzione di circa il 10% della produzione 2026. Con inevitabili ripercussioni su prezzi ed esportazioni, fondamentali per il paese poiché Atene vende all’estero il 75% della produzione. In questo contesto, la minore disponibilità di prodotto e le difficoltà lungo la filiera potrebbero incidere sull’offerta di autentica Feta nel mercato internazionale, già dominato per oltre due terzi da produzioni non elleniche.

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