
Il direttore generale della Wipo: confronto con Confindustria e uno studio della Luiss Business School per preparare un progetto pilota in Italia. «All’Europa servono finanziamenti per far crescere le buone idee».
Un piano per promuovere l’utilizzo della proprietà intellettuale come garanzia per i prestiti. Per le Pmi italiane potrebbe aprirsi un nuovo canale di finanziamento, che riconosce il valore delle idee accanto a quello di immobili e macchinari. Daren Tang, dg dell’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (Wipo), recentemente in missione a Roma per incontrare alcuni rappresentanti istituzionali e intervenire a un convegno della Luiss Business School sugli intangible assets, parlando al Sole 24 Ore delinea il percorso: uno studio della Luiss Business School (con la Wipo collaborano dal 2023 attraverso Global INTAN-Invest, il programma di ricerca internazionale nato con l’obiettivo di misurare e monitorare gli investimenti in asset immateriali), il confronto con Confindustria e la ricerca di partner per un progetto pilota. «Gli imprenditori innovativi dovrebbero poter accedere ai finanziamenti facendo leva sulla forza delle proprie idee e della propria creatività, non soltanto sui beni materiali che possiedono».
A che punto è l’Italia?
Con Confindustria abbiamo discusso molto di finanziamenti basati sulla proprietà intellettuale. La Luiss Business School sta studiando la questione: che cosa sta succedendo in Italia, dove il Paese è forte e dove deve svilupparsi ulteriormente in questo ambito. Sulla base dello studio potremo elaborare iniziative molto concrete. L’Italia è un esempio significativo di questa sfida. Le Pmi rappresentano il 99% delle imprese italiane e oltre il 75% dell’occupazione. Sono anche molto innovative: l’Italia è seconda nell’Ue per marchi e disegni e modelli e quinta per brevetti. Eppure gran parte di questa proprietà intellettuale non si riflette nella capacità delle imprese di accedere ai finanziamenti.
Quali sono gli ostacoli?
Principalmente tre. Innanzitutto, molti istituti di credito non dispongono ancora dell’esperienza e degli strumenti necessari per valutare la proprietà intellettuale come attività finanziaria. In secondo luogo, una valutazione affidabile della proprietà intellettuale può essere complessa e costosa, soprattutto per i prestiti di importo più contenuto. Infine, i quadri giuridici e i mercati che consentono di utilizzare la proprietà intellettuale come garanzia restano frammentati e poco sviluppati in Europa.
Cosa bisogna fare, dunque?
Questi fattori rendono i finanziatori restii a riconoscere il pieno valore degli asset intangibili. Li stiamo perciò aiutando a comprendere meglio la proprietà intellettuale, rafforzando le competenze locali nella valutazione e sostenendo iniziative pratiche che consentano ai finanziatori di acquisire esperienza nei prestiti garantiti dalla proprietà intellettuale.
Ci sono esempi che dimostrano la praticabilità di questo modello?
Nel Regno Unito, un paio di anni fa è stato avviato un progetto pilota da [...]
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