-U13754640404mZb-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg)
L’annuncio è di pochi minuti fa: un fauno irriverente, un Pan sobillatore di conturbanti visioni pagane, un Dioniso dell’accumulo eclettico che veste per svestire entra nelle stanze di Via Borgonuovo, e di certo nulla sarà più come prima – o magari tutto sarà come prima, intendendo però il 1981 dell’apogeo, della democrazia e della sessualità come spinta primaria alla base dell’atto di mettere insieme gli abiti.
Dopo un anno sostanzialmente conservativo, ma nulla affatto statico, una scossa tellurica: il mondo Armani entra in una nuova fase con l’arrivo di Dario Vitale alla direzione creativa di Emporio. Le illazioni insistenti e il vocio pettegolo degli ultimi mesi erano dunque corretti, per cui il fulmine è solo in apparenza a ciel sereno.
Certo, a tutta prima Vitale, cui si deve una sola, magnifica prova chez Versace, esattamente un anno fa, nonchè l’intuizione molto fisica, molto deragliante, molto carnale alla base del successo attuale di Miu Miu, sembra lontano anni luce dal greige, dalla purezza liquida, dall’afflato olimpico di Armani, ma non va dimenticato che questo è Emporio, il brand contenitore secondo la perfetta definizione coniata da Giorgio, e che se le cose stanno così i punti di tangenza sono invece innumerevoli, motivo per cui la nomina va indicata come colpo di genio, e segno di lungimiranza – qualità invero armaniane.
Naturalmente in questa fase siamo ancora nel territorio, parecchio amato dai fashionisti sempre inclini al vaticinio, delle illazioni e previsioni da fantamoda, ma quel che autorizza a considerare Vitale il perfetto candidato per il ruolo è la convergenza di due fattori: abito sessualizzato, nel modo più crudo e giocosamente perverso, e l’idea dell’emporio, il luogo dove si trova tutto e di tutto, contigua al suo eclettismo di creatore post-postmoderno, con tutta l’accelerazione di rimandi, citazioni, sampling del caso.
A Vitale riesce una cosa rara, e il fermento non ancora spento intorno a quella sola e unica sfilata Versace ne è la prova: maneggia il desiderio, nel senso più puro e fisico del termine; lo infonde in abiti e accessori, trasformandoli da oggetti inerti a feticci. È la stessa urgenza che era alla base di Emporio Armani, e che negli anni si è inevitabilmente persa. Lì forse, il tono era apollineo, mentre Vitale tende al dionisiaco, e questo prefigura magnetiche scintille, del genere che a Milano, e al sistema della moda in genere, possono solo fare bene.
Articolo precedente
Chiesti i fondi per completare il polo Agroalimentare delle Dop

