Data center, elezioni Usa e opinioni artificiali: il doppio inquinamento dell’AI

Alla vigilia delle elezioni americane, OpenAI pensa di ribattezzare le infrastrutture «AI compute campuses». Intanto deepfake, fonti di parte e risposte automatizzate alterano il dibattito pubblico e l’ascolto dei cittadini.

Prima di cambiare i data center, considerati brutti e inquinanti, si potrebbe provare a cambiarne il nome. Magari diventano più simpatici. Sembra una battuta, ma non lo è: OpenAI starebbe preparando una campagna d’immagine per il dopo elezioni. Tra le idee, ribattezzarli «AI compute campuses». Campus evoca ricerca e prati curati, anziché bollette costose e impronta ecologica. La notizia, anticipata da Axios, arriva alla vigilia delle elezioni americane di metà mandato di domani, 3 novembre.

Per il progetto PORTS-Pike, in Ohio, OpenAI prevede 35mila posti nella costruzione durante sei anni di lavori e 2.500 nell’attività operativa di lungo periodo. Il progetto prevede inoltre nuove centrali, anche a gas. Cambiare insegna non risolve il problema di come distribuire benefici e costi.

L’intelligenza artificiale sembra così essere sempre più al centro del dibattito politico. Promette occupazione, ma suscita timori per l’impatto sul lavoro. Porta investimenti, ma richiede elettricità, spazi e acqua. Chi abita accanto ai server vuole sapere qual è il vantaggio di vivere vicino ai motori mondiali dell’AI.

E poi c’è l’inquinamento elettorale vero e proprio. Nel briefing sulle elezioni americane del 26 ottobre, NewsGuard racconta il caso di James Talarico, candidato democratico al Senato in Texas. Un’operazione attribuita alla rete russa Storm-1516 ha diffuso video generati con l’AI nei quali un falso ex studente lo accusava di abusi. La persona impersonata ha smentito. Nei test di NewsGuard, Gemini e Copilot hanno però riportato l’accusa come [...]

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