Denatalità e social freezing: da scelta medica a dilemma legale, economico e politico

Dai casi internazionali alle delibere regionali: la crioconservazione degli ovociti per pianificarela maternità s’intreccia con i vincoli della Legge 40, i limiti della spesa sanitaria e il nodo della denatalità

Si gioca tutto sul dualismo tra scelta individuale e interesse sociale la rinnovata e crescente attenzione per il social freezing. La crioconservazione preventiva degli ovociti per pianificare il proprio futuro riproduttivo nasce per motivi medici — come la tutela delle pazienti oncologiche o affette da endometriosi — viene comunemente definita medical freezing ed è già riconosciuta nei Livelli essenziali di assistenza come prestazione a carico del Servizio sanitario nazionale.

Ma negli ultimi mesi i casi della deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez e la svolta della Federcalcio spagnola a tutela delle atlete hanno riportato al centro del dibattito pubblico questa possibilità anche per le donne che non hanno problematiche mediche e che scelgono la crioconservazione per pianificare una gravidanza più avanti negli anni. La grave denatalità italiana, le iniziative di alcune Regioni a sostegno del social freezing e le proposte depositate in Parlamento e il perimetro stringente definito dalla Legge 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita, lo stanno trasformando, infine, anche in un tema di confronto politico.

«Noi siamo stati uno dei primi centri in Italia a praticare questa tecnica con successo, già dal 2007, ma solo negli ultimi anni sono aumentate le donne che ci chiedono di farlo per motivi non medici e, attualmente rappresentano circa il 30% delle richieste» spiega la professoressa Alessandra Andrisani, direttore UOC Procreazione medicalmente assistita dell’Azienda Ospedale Università di Padova.

«Clinicamente, la procedura si basa sulla vitrificazione, un congelamento ultrarapido a -196 °C in azoto liquido che preserva la qualità dei gameti – spiega la professoressa –. L’iter per la donna richiede inizialmente una stimolazione ormonale di 10/15 giorni e, successivamente, un prelievo transvaginale ambulatoriale in sedazione. A quel punto gli ovociti possono essere conservati per anni e non invecchiano e non degenerano. Noi ne abbiamo conservati alcuni per 15 anni ed erano in perfette condizioni».

Il tema degli anni è proprio uno dei punti di maggior attenzione riguardo questa tecnica. «Posso avere gli ovociti di una 25enne ma se la donna ha superato i 40 anni, il corpo che affronta e sostiene la gravidanza, che è una grande prova di forza, è quello lì, con tutti i suoi limiti. A mio avviso per una donna sana si può arrivare in sicurezza a 42-43 anni. Quindi è molto importante consultare e affidarsi a degli specialisti sia nel momento della crioconservazione, sia in quello in cui si sceglie di avviare la gravidanza» conclude la specialista impegnata in questi giorni in Prato della Valle a Padova nel Festival “Dì Salute Weekend”, proprio ad offrire consulenza e check-up gratuiti alle donne interessate a questa possibilità.

Accedere privatamente al social freezing comporta un impegno economico consistente: in Italia i costi partono dai 3mila euro, a cui si somma il canone di conservazione di circa 200 euro l’anno. Questa barriera economica ha spinto diverse Regioni ad agire autonomamente in attesa di eventuali interventi a livello nazionale. Dopo la Puglia, apripista sul tema, con un bonus di 3mila euro legato ad un ISEE sotto i 30mila, anche la Toscana ha avviato l’iter per concedere un contributo alle donne tra 25 e 39 anni. Inoltre, Veneto ed Emilia-Romagna studiano interventi con criteri di proporzionalità del reddito. Nel privato, il fenomeno comincia ad essere presente nel welfare aziendale grazie a startup che offrono il congelamento tra i benefit lavorativi. Oltre agli incentivi, resta però aperta la questione della sostenibilità: solo il 10% delle donne torna poi a utilizzare gli ovociti conservati, ponendo interrogativi sull’efficienza della spesa pubblica.

Sul piano nazionale il dibattito è aperto, con varie proposte di legge depositate alla Camera per inserire la prestazione nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) o introdurre detrazioni fiscali. Il quadro normativo italiano presenta tuttavia una contraddizione: se una donna single può accedere al congelamento, la Legge 40 sulla procreazione assistita limita fecondazione e impianto alle sole coppie eterosessuali, conviventi o sposate. Sullo sfondo si consuma il dibattito sulla denatalità. Se per i sostenitori il social freezing garantisce autodeterminazione e libertà riproduttiva, per i critici rischia di rivelarsi una risposta illusoria. Osservando la curva in discesa della natalità italiana degli ultimi decenni, infatti, gli unici anni di timida crescita sono stati quelli tra il 2003 e il 2008. Crescita stroncata dalla crisi finanziaria successiva. Dunque, osservano i demografi, senza stabilità occupazionale e crescita dei salari, la crioconservazione si limita a spostare in avanti l’orologio biologico senza risolvere i problemi sociali ed economici che spingono a rinviare o ad accantonare la maternità.

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