Denatalità, nel 2050 le coppie senza figli saranno più numerose di quelle con figli

A livello nazionale il sorpasso si verificherà nel 2047 e sarà determinato dalla riduzione delle generazioni in età riproduttiva e dal rinvio della formazione della famiglia a età più avanzate

Secondo le stime dell’Istat, nel 2047 le coppie senza figli saranno più numerose di quelle che invece ne hanno almeno uno. Le prime aumenteranno dell’8,8% nel periodo compreso tra il 2025 e il 2050, passando da 5,4 a 5,9 milioni, mentre le seconde subiranno una contrazione del 22,3%: dagli attuali 7,5 milioni (il 28,1% del totale) diventeranno 5,8 milioni nel 2050, quando arriveranno a rappresentare poco più di una famiglia su cinque (21,1%).

Nei prossimi 25 anni diminuiranno drasticamente sia le coppie con almeno un figlio di età fino a 19 anni, che perderanno oltre un milione di unità, per un calo complessivo del 22%, sia quelle in cui tutti i figli hanno dai 20 anni in su (-22,8%).

La decrescita prevista dipende da numerosi fattori. Innanzitutto dai livelli di fecondità previsti, ma anche dalla diminuzione della consistenza numerica delle generazioni in età riproduttiva dovuta alla bassa natalità del passato e al rinvio della formazione delle famiglie a età sempre più avanzate.

La data individuata dall’Istat per il sorpasso delle coppie senza figli – il 2047 – fa riferimento all’intera penisola, ma permangono marcate differenze a livello territoriale. Nel Nord e nel Centro il sorpasso avverrà prima, rispettivamente nel 2038 e nel 2044, mentre nel Sud non si verificherà, nonostante un sostanziale avvicinamento.

Il cambiamento del rapporto numerico tra coppie con e senza figli riguarderà comunque, seppur in misure differenti, tutto il paese. Nel 2050 sarà il Sud Italia a conservare la quota più alta di coppie con prole, ma il calo sarà drastico anche qui, dove passeranno dal 31,2% al 22,4 per cento. Nel Nord scenderanno dal 26,8% al 21%, al Centro dal 26,2% al 19,4 per cento.

Tra il 2025 e il 2050, però, il numero totale di famiglie presenti in Italia aumenterà del 3,5%, passando da 26,7 milioni nel 2025 a 27,9 nel 2043, per poi scendere a 27,6 milioni nel 2050. La flessione che si registrerà nella parte finale del periodo in oggetto è da attribuire alla progressiva perdita di peso delle generazioni del baby boom degli anni Sessanta e della prima metà degli anni Settanta, che entreranno progressivamente nelle fasce più anziane della popolazione.

L’aumento delle famiglie è trainato soprattutto da quelle senza nucleo, cioè senza la presenza di relazioni di coppia o di tipo genitore-figlio, che da 10,7 milioni nel 2025 diventeranno 12,3 milioni nel 2050, per una crescita del 15,8 per cento. Il loro peso sul totale passerà dal 40% iniziale al 44,7 per cento. Le famiglie con almeno un nucleo, invece, diminuiranno del 4,6%, passando da 16 milioni nel 2025 a 15,3 milioni.

Il numero di queste ultime calerà in tutta la penisola, ma la contrazione risulterà più accentuata nel Sud, dove si passerà dal 62,3% del 2025 al 57,2% del 2050, anche se il Mezzogiorno manterrà una concentrazione di famiglie nucleari più alta rispetto al Nord (54,8%) e al Centro (53,6%).

Calerà anche la dimensione media delle famiglie italiane, che scenderà da 2,20 unità nel 2025 a 1,98 nel 2050, a riprova dell’esistenza di una «tendenza verso strutture familiari più piccole e frammentate». Nel Nord e nel Centro il numero medio di componenti calerà da 2,15 e 2,16, rispettivamente, a poco meno di due persone per famiglia. La flessione sarà più evidente nel Sud Italia, dove si passerà da 2,29 a 2,00 componenti.

L’aumento complessivo del numero delle famiglie e la contemporanea riduzione della loro dimensione media sono spiegati da un altro dato che emerge dal rapporto Istat: tra il 2025 e il 2050 si assisterà a un incremento del 16% delle persone che vivono sole, che da 10 milioni passeranno a 11,6 milioni. La loro quota sul totale delle famiglie salirà dal 37,5% al 42 per cento.

La crescita delle persone sole riguarderà specialmente le donne e le persone anziane. Se, nel periodo considerato, le donne sole aumenteranno di oltre il 20% passando da 5,3 a 6,3 milioni, gli uomini registreranno un incremento più contenuto, da 4,7 a 5,2 milioni (+11,3%).

Per quanto riguarda l’età, invece, il numero di ultrasessantacinquenni soli, che a oggi ammonta a 4,6 milioni di individui su un totale di 10 milioni (46,3%), potrebbe salire a 6,6 milioni su 11,6 entro il 2050 (il 57%).

A livello geografico l’incremento maggiore si registrerà nel Sud Italia, dove le persone sole raggiungeranno il 39,6%, con una crescita di 4,9 punti percentuali, a fronte di un aumento di 4,1 punti nel Nord (con un’incidenza del 42,7% nel 2050) e di 4,6 punti nel Centro (la quota giungerà al 43,8%).

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