
Gli animali più selvaggi, le colline verdi e vergini, le savane glabre e gialle, gli oceani dalle onde tambureggianti, le metropoli affollate, quei mercati che assomigliano ad alveari umani, i silenzi solo apparenti delle foreste, gli incontri con le dune rosse, l’arrivo nei villaggi di capanne in paglia e fango salutati dai bambini festanti, la mano stretta forte agli operatori delle organizzazioni no profit che si prendono cura dei malati, dei pozzi di acqua, e aprono scuole. Sono infinite le emozioni e motivazioni che spingono a scegliere l’Africa, anche in agosto, o meglio, come scriveva Ryszard Kapuściński, il giornalista e scrittore polacco che l’ha attraversata in lungo e in largo, in Ebano e altri suoi libri imprescindibili, le tante Afriche. Perché il clima, la religione, la geografia fanno di questo continente tanti mondi diversi, lontani e vicini. Unite, però, tutte queste Afriche dalla meraviglia dei luoghi e dalla gentilezza di chi li abita. Le migrazioni degli gnu, il fragore delle acque che cadono giù dalle Cascate Victoria, l’on the road nel Parco Nazionale Etosha, i solchi sui volti delle donne e uomini di etnia Peul, i palazzi reali di Abomey, i manoscritti nelle casupole-librerie di Chinguetti costituiscono momenti.di scoperta che rimarranno impressi eternamente nella memoria, come del resto pagaiare tra i canali di Ganviè, la città-palafitta del Benin. Certamente, gli animali, forse per la loro capacità di riconnetterci alla natura più ancestrale, in questa epoca così tanto tecnologica, scardinano anche il cuore più chiuso.

