Destinazione Principe: alla scoperta dell’isola più piccola del Golfo di Guinea

Scegliere come meta un ecosistema fragile, dove il servizio high-end convive con la conservazione del territorio e il privilegio con la misura.

Arrivare dove pochi arrivano, muoversi con guide esperte, accettare il ritmo del paesaggio, entrare per qualche giorno in ecosistemi che non si possiedono e non si consumano in fretta. 

Tra le due isole maggiori di São Tomé e Príncipe, piccolo stato insulare nel Golfo di Guinea, al largo dell’Africa centro-occidentale, Príncipe è la più piccola e appartata. Misura appena 136 chilometri quadrati, si raggiunge con un breve volo da São Tomé e sembra appartenere a una geografia minore solo in apparenza. In realtà, in questo frammento di Atlantico sono passate alcune grandi storie del mondo: l’espansione coloniale portoghese, la civiltà agricola del cacao, la ferita della schiavitù e persino una pagina della fisica moderna. Nel 1919, l’astrofisico inglese Arthur Eddington osservò proprio qui l’eclissi solare che contribuì a confermare la relatività generale di Einstein. A Príncipe la scala ridotta amplifica tutto: la foresta, il mare, la memoria, la vulnerabilità. L’isola è Riserva della Biosfera Unesco dal 2012, ma il dato più interessante è la natura stessa della protezione. La riserva comprende l’intera superficie emersa di Príncipe, gli isolotti circostanti e una vasta area marina: l’isola e il mare intorno diventano un unico organismo protetto.

La sua origine è antichissima. Secondo l’Unesco, Príncipe è la più vecchia delle isole vulcaniche oceaniche del Golfo di Guinea, formata 31 milioni di anni fa. Custodisce rilievi montuosi, pareti scoscese e lembi di foresta pluviale primaria. Intorno, l’oceano accoglie tartarughe, cetacei, uccelli marini e barriere coralline. Non è difficile capire perché la definizione di Galápagos africana torni spesso quando si parla di questo luogo: l’isolamento geologico ha trasformato l’isola in un laboratorio evolutivo in miniatura, dove molte specie, dalla flora alla fauna marina, esistono solo qui, o quasi. La natura non è sullo sfondo. È la materia prima del viaggio, la sua ragione e la sua misura. Il paesaggio, però, racconta anche altro. L’arcipelago, raggiunto dai navigatori portoghesi nel XV secolo, fu colonia fino all’indipendenza del 1975 e divenne presto un avamposto agricolo dell’impero. Il suolo vulcanico favorì prima la canna da zucchero, poi il caffè e soprattutto il cacao. Da questa economia nascono le roças, grandi tenute agricole coloniali, mondi autosufficienti con case padronali, chiese, ospedali, villaggi di lavoratori e magazzini. Architetture seducenti e non innocenti, perché legate alla schiavitù, allo sfruttamento e a forme di lavoro forzato. Oggi alcune sono abbandonate, altre ancora abitate, altre recuperate come [...]

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