
Il 16 ottobre si celebra la Giornata mondiale del pane: in Italia se ne consumato 41 kg a testa ogni anno per vendite pari a 14 miliardi
Unire la qualità e la sensorialità del pane artigianale con la varietà e l’atmosfera delle bakery, mantenendo la praticità, il time saving e la convenienza del retail. E continuando a guadagnarci. Non è una sfida facile quella che il pane pone alle insegne della distribuzione moderna in Italia. Innanzitutto perché si tratta di un prodotto radicato, con 41 kg di consumo annuo pro capite e un sell-out di 14 miliardi di euro, che ne fanno uno dei primi cinque al mondo, stima una ricerca di IndexBox. Un mercato ancora in crescita (+6% nel canale retail) e che, secondo Euromonitor, arriverà raggiungere i 6 milioni di tonnellate entro il 2030.
In In Italia il pane è più di un alimento: è un rito quotidiano a cui i consumatori non sembrano voler rinunciare, nonostante la crescente attenzione alla riduzione dei carboidrati. Secondo lo studio Taste Tomorrow di Puratos, condotto su 23mila consumatori di 56 Paesi, 81 italiani su 100 non intendono diminuirne i consumi, quanto piuttosto optare per versioni più “salutistiche”. Un dato ben superiore al 53% della media europea e che conferma il ruolo “rituale” di questo prodotto dalla diffusione globale, celebrato oggi con la giornata mondiale del pane, durante la quale alcune aziende del mondo bakery di Assitol, in linea con gli obiettivi dell’Alleanza del Pane di cui fa parte, apriranno per la prima volta i propri stabilimenti ai giovanissimi.
Alimento antico ma anche moderno, il pane ha vissuto negli ultimi anni una significativa evoluzione. L’affermazione delle lunghe lievitazioni, delle farine alternative, delle versioni arricchite con semi o cereali, delle ricette salutistiche (pani proteici o a basso indice glicemico) e delle specialità straniere (come lo shokopan giapponese, oggi molto di tendenza), insieme alla destrutturazione dei consumi e alla fluidità dei gusti hanno portato nel settore dell’arte bianca un rinnovamento e un fermento mai visto prima. Alzando anche l’asticella delle aspettative dei consumatori.
Il 57% degli italiani il pane lo compra soprattutto in Gdo, spendendo 3,8 miliardi di euro, e scegliendolo facendo attenzione a freschezza e gusto ma guardando tanto anche al prezzo. Comodità e time saving fanno preferire quello preconfezionato a quello venduto a peso, anche se il bancone della panetteria, così ricco e allettante, somiglia sempre di più a quello delle catene di bakery cafè, che stanno conquistando l’Italia. Un business in forte crescita, cavalcato da tanti panifici che alla produzione e alla vendita affiancano anche la somministrazione, di cui i clienti apprezzano varietà e comodità, ma che rischiano ancora di essere percepite come “industriali”.
Invece quando si tratta di pane per gli italiani qualità fa rima con artigianalità. Secondo Taste Tomorrow, quasi un italiano su due la collega al profumo e alla consistenza ma per il 38% anche l’aspetto del pane è indicativo di come è stato realizzato. Di fronte a questi requisiti il prezzo passa in secondo piano. Il 35% dei consumatori è disposto a spendere di più per un pane realizzato con ingredienti naturali e pienamente fresco, e il 22% per quello con ingredienti che fanno bene alla salute.
Secondo un’analisi di Niq per Vandemoortele, altro big europeo del settore, il pane tradizionale registra un +5% a volume e un +6% a valore, mentre il pane speciale mostra una dinamica ancora più sostenuta, con un +11% a volume e un +7% a valore. Non si tratta quindi di una sostituzione del pane tradizionale, che mantiene dimensioni e penetrazione nettamente superiori, ma dell’ampliamento di una categoria capace di rispondere a [...]
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