
La missione di Air Policing negli Stati baltici, denominata Baltic Air Policing, è scattata ad aprile 2004. Ad oggi 17 alleati vi hanno partecipato a salvaguardia dello spazio aereo delle Repubbliche Baltiche: Estonia, Lettonia e Lituania
Prima l’elicottero danese sfiorato da un razzo, poi il treno colpito al confine tra Ucraina e Polonia. Infine, un terzo tassello. Nella tarda serata di lunedì 14 settembre due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air Baltic Thunder III dell’Aeronautica militare italiana sono decollati in modalità scramble (decollo di emergenza) dalla base di Šiauliai nell’ambito della missione Nato di difesa aerea sul fianco orientale dell’Alleanza, in seguito alla violazione dello spazio aereo lituano da parte di un drone. Gli equipaggi italiani hanno intercettato il velivolo senza pilota, neutralizzandolo nel rispetto delle procedure operative previste dall’Alleanza. A riferire la notizia è stato il ministero della Difesa specificando che si è trattato del secondo episodio, nell’arco di un mese, che ha visto coinvolti i nostri caccia.
Tre mosse che delineano la strategia attuale della Russia, che è quella di sottoporre a una sorta di “stress test” Europa e Alleanza atlantica, impegnate nel sostegno all’Ucraina. Lo scenario è tutto nelle parole della presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen. «Mosca ci mette alla prova, la nostra determinazione si rafforza», ha affermato.
Il 14 e il 15 settembre il ministro della Difesa Guido Crosetto è stato in Bulgaria, Polonia, Lituania e Lettonia per una serie di incontri istituzionali e per salutare i contingenti italiani impegnati sul Fianco Est. A quanto si è appreso da fonti Nato , che hanno avviato gli accertamenti, il drone è di sospetta provenienza russa, ma si attende conferma dagli accertamenti delle autorità lituane e della Nato. Una conferma a questa ipotesi è da Crosetto: durante un briefing con i media nell’ambito dell’incontro bilaterale avuto martedì 15 settembre in Lituania con il suo omologo Robertas Kaunas, ha spiegato che è «probabile» che il drone abbattuto fosse russo. «L’Italia – ha aggiunto Crosetto – è ormai impegnata all’interno delle operazioni della Nato sul fianco Est da oltre 10 anni, con truppe di terra, con la Marina e in questo Paese con un impegno importante da parte dell’Aeronautica Militare italiana. Anche ieri sera, come già un mese fa, sono intervenuti i piloti italiani e hanno abbattuto una minaccia proveniente probabilmente dalla Russia. La presenza degli aerei italiani qui è la dimostrazione evidente del valore che per noi ha l’Alleanza Atlantica e cosa significa per noi la parola Alleati».
Secondo quanto ha riferito il capo del Centro nazionale di gestione delle crisi (Nkvc), alla radio nazionale lituana Lrt, il drone abbattuto nel distretto di Kaisiadorys, vicino al villaggio di Pratkunai, proveniva «molto probabilmente» dalla vicina Bielorussia, alleata della Russia, e si dirigeva verso ovest. «Non ci affretteremo a trarre conclusioni, verrà condotta un’indagine e tutte le circostanze saranno valutate», ha dichiarato l’esercito. Il ministro degli Esteri lituano, Kestutis Budrys, ha annunciato che Vilnius invierà una nota diplomatica alla Bielorussia per protestare per l’incidente e si consulterà con gli alleati. «Una volta concluse le indagini e stabilito a chi appartenga il drone, allora prenderemo provvedimenti in base a ciò», ha detto Budrys, sottolineando che «il fianco orientale della Nato deve essere rafforzato e la sua resilienza aumentata».
Come riportato dal Guardian, Kaunas ha spiegato che al drone abbattuto era attaccato un ordigno esplosivo. Durante le ricerche sul luogo dell’incidente «è stato rinvenuto un ordigno esplosivo, successivamente disinnescato dagli artificieri», ha affermato il ministro lituano.
I paesi membri della Nato mettono a disposizione i velivoli e le risorse necessarie per il pattugliamento aereo, sia individualmente che in squadre multinazionali, sotto la direzione del Saceur (”Supreme Allied Commander Europe”, ovvero il Comandante supremo alleato in Europa, carica attualmente ricoperta dal generale Usa Alexus G. Grynkewich). I paesi che non dispongono delle capacità aeree necessarie ricevono assistenza da altri membri della NATO. Attualmente la NATO supervisiona cinque missioni regionali di pattugliamento aereo. «Abbattere un drone come è successo per mano di un caccia della Nato è semplicemente insignificante ai fini della creazione di nuovi equilibri in un senso o nell’altro, è solo un altro piccolo passo verso un’ulteriore complicazione del già problematico quadro russo-ucraino», ha sottolineato il generale Leonardo Tricarico, già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica militare ed attuale presidente della Fondazione Icsa.
Il caccia Eurofighter Typhoon (nomenclatura aeronautica F-2000A), è il più avanzato aereo da combattimento sviluppato nel continente europeo. Il velivolo è inserito nel servizio d’allarme nazionale, garantito dai reparti dell’Aeronautica Militare per la Difesa Aerea 24 ore su 24, per 365 giorni all’anno, che, in pochi minuti, assicura il decollo dei caccia per intercettare e identificare qualunque traccia aerea sospetta rilevata dai radar. L’Eurofighter, che di recente ha acquisito anche capacità aria-suolo, è il frutto della collaborazione industriale di Italia, Germania, Regno Unito e Spagna. Ha un’apertura alare di 14,74 metri, è lungo 15,96 metri, un’altezza di 5,28 metri. Il peso massimo al decollo è di 23.500 kg. La velocità massima è di 2.495 km/h, con un’autonomia massima di 2.900 km. L’equipaggio di compone di al massimo due piloti. Infine, l’armamento: dispone di un cannone Mauser calibro 27 mm, fino a 6.500 kg di carichi esterni (missili AIM-9L Sidewinder, AIM-120 AMRAAM, Iris-T, Meteor; bombe guidate della serie GBU; serbatoi supplementari e pod di puntamento laser).
A tutela del fianco Est dell’Alleanza sono impegnati oltre 2.000 militari italiani. L’Italia partecipa all’attività di Air Policing della Nato in Lituania con assetti Eurofighter Typhoon per la sorveglianza e la protezione dello spazio aereo dell’Alleanza atlantica. La missione di Air Policing negli Stati baltici, denominata Baltic Air Policing, è scattata ad aprile 2004.
Sin dall’avvio della missione, i caccia della Nato sono stati di stanza presso la base aerea di Šiauliai, in Lituania. Dal 2014, i velivoli fanno base anche presso la base aerea di Ämari, in Estonia. Dal 2024, anche la base aerea di Lielvārde, in Lettonia, è in grado di ospitare i caccia impegnati nella missione di pattugliamento aereo.
Ad oggi 17 alleati vi hanno partecipato a salvaguardia dello spazio aereo delle Repubbliche Baltiche: Estonia, Lettonia e Lituania. La Baltic Air Policing è una missione con lo scopo di dimostrare la determinazione collettiva degli Alleati nel mantenere una postura di natura difensiva, solida e compatta, a deterrenza di potenziali minacce alla sicurezza dell’area regionale di competenza. La missione è condotta sotto il comando e controllo di uno del NATO Combined Air Operations Centre (CAOC) di Uedem (Germania), sotto la supervisione del NATO Allied Air Command (AIRCOM) di Ramstein (Germania).
In Lituania la Task Force 32nd Wing ha concluso il suo impiego alla fine di marzo totalizzando, nel solo 2025, quasi 450 ore di volo e 34 Alpha Scramble. Nel mese di aprile 2025 è entrata in servizio in Romania la Task Force Air 51st Wing che nei quattro mesi ha effettuato quattro “A” scramble e oltre 1.000 ore di volo. In Estonia il contingente italiano della Task Force 4th Wing, formato da circa 150 militari, è stato impiegato a partire da agosto 2025 dapprima con gli F-35 e, da ottobre, con gli Eurofighter 2000 e ha concluso la sua missione ad aprile del 2026.
Sebbene i dettagli operativi e i testi completi delle ROE (letteralmente “rules of engagement”, ovvero le “regole di ingaggio”) rimangano riservati per motivi di sicurezza, la dottrina generale subordina l’apertura del fuoco a minacce dirette e imminenti, applicando criteri di proporzionalità molto rigidi per evitare incidenti internazionali incontrollati. Nei contesti di velivoli a pilotaggio remoto (UAV) o droni intrusori non cooperativi, le procedure e i margini di autonomia dei piloti possono prevedere autorizzazioni specifiche legate al rischio reale rappresentato dalla minaccia.
Gli Alpha Scramble sono le intercettazioni reali. Si differenziano da quelle che si sviluppano nelle fasi di addestramento. Quest’ultime sono denominate “tango scramble”. Si tratta di operazioni di difesa dello spazi aereo di velivoli non identificati e prevedono il decollo immediato dei caccia intercettori.
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