
Dopo che era stato abolito nel 1997, sotto la presidenza di Jacques Chirac, torna in Francia il servizio militare, a carattere volontario
La minaccia russa a Est e il deterioramento del contesto internazionale spingono le capitali della “vecchia Europa” a rivedere sempre più le strategie di difesa, rendendole in linea con le minacce attuali e future. Dopo che era stato abolito nel 1997, sotto la presidenza di Jacques Chirac, torna in Francia il servizio militare, a carattere volontario. L’Italia, da parte sua, valuta l’ipotesi di una riserva, anch’essa volontaria. E cerca le risorse per promuovere questa riforma. Decisiva in questo sarà la partita della prossima legge di Bilancio.
A settembre 2026 in Francia ha preso il via il nuovo servizio militare volontario. Si tratta di una leva volontaria (non obbligatoria) aperta a giovani uomini e donne di 18 e 19 anni, che abbiano la cittadinanza francese. Il percorso dura in totale 10 mesi. Comprende un primo mese di formazione militare iniziale seguito da 9 mesi di missione operativa affiancati alle forze armate. Il servizio si svolge esclusivamente sul suolo nazionale (sono dunque escluse le missioni all’estero).
Il percorso è graduale. L’iniziativa parte inizialmente con un primo contingente di circa 3.000 giovani, con l’obiettivo graduale di arruolare fino a 50.000 volontari all’anno entro il 2035. Al termine dei 10 mesi, i partecipanti entrano a far parte della riserva operativa di disponibilità per un periodo di 5 anni. I volontari ricevono un indennizzo mensile netto di circa 800 euro, oltre ad alloggio, vitto e trasporti (compresi sconti del 75% sulla rete ferroviaria nazionale SNCF) presi in carico dallo Stato.
I volontari hanno il compito di affiancare il personale militare di carriera in attività difensive e logistiche a livello nazionale. Sul piano del supporto alla sicurezza interna, vengono coinvolti nelle pattuglie della missione Sentinelle per la protezione di infrastrutture critiche e siti sensibili. Da quello del supporto logistico e tecnico, possono essere impiegati in attività come la gestione di depositi, la manutenzione di mezzi leggeri, comunicazioni e supporto amministrativo presso caserme e basi aeree/navali. Infine, nell’ambito della protezione civile e della risposta alle emergenze, possono essere coinvolti in interventi sul territorio in caso di calamità naturali o emergenze di sicurezza civile.
Il Servizio militare volontario annunciato nei mesi precedenti dal presidente francese Emmanuel Macron si inserisce nel contesto della ristrutturazione delle forze armate francesi per rispondere all’attuale quadro di sicurezza europeo. A differenza del Servizio nazionale universale (SNU), che ha una vocazione prevalente di educazione civica, questo nuovo percorso è gestito direttamente ed unicamente dalle Forze Armate.
E l’Italia? Come intende muoversi? Allo stato attuale l’idea è quella di una riserva volontaria, con un aumento progressivo degli organici di Esercito, Marina militare, Aeronautica e Corpo della Sanità militare fino a 40.000 unità entro il 31 dicembre 2033, con soglie annuali a partire dal 2028. In particolare, sarebbero previste tre componenti di riserva: quella operativa (militari in congedo da non più di cinque anni, con disponibilità al richiamo anche d’autorità), la volontaria specialistica (profili sanitari, informatici e tecnici, con conferimento diretto del grado) e quella territoriale (volontari tra 25 e 35 anni, reclutamento regionale, impiego in emergenze e protezione civile). Si tratterebbe di un cambiamento strutturale rispetto al modello interamente professionale adottato dal 2005. Il governo è alla ricerca delle risorse per coprire questa riforma. Da questo punto di vista, la patita si giocherà anche con la Legge di Bilancio 2027. Secondo quanto ha chiarito il vicepremier e ministro degli Affari esteri Antonio Tajani, l’Italia ha chiesto quasi 9 miliardi di euro attraverso il programma europeo Safe per la difesa, una cifra inferiore ai 14 miliardi inizialmente ipotizzati.
Se Francia e Italia guardano a soluzioni improntate sul principio della volontarietà, diversi paesi europei mantengono, hanno reintrodotto o stanno riattivando la leva obbligatoria. L’Austria mantiene la leva obbligatoria maschile di 6 mesi (confermata tramite referendum nel 2013), leva obbligatoria maschile anche in Grecia, con una durata che varia da 9 a 12 mesi a seconda della forza armata. La Svizzera ha un servizio militare obbligatorio per gli uomini (circa 245 giorni complessivi, suddivisi in periodi di addestramento), la Croazia ha votato la reintroduzione del servizio militare obbligatorio per i giovani uomini a partire dal 2026, dopo oltre 15 anni di sospensione. A Nord, la Finlandia ha un sistema di leva universale maschile: il servizio dura tra i 6 e i 12 mesi, con un’ampia riserva operativa. La Norvegia è stata il primo Paese dell’Aòòeanza atlantica a introdurre la leva obbligatoria neutrale rispetto al genere (estesa alle donne dal 2015); in questo caso il servizio dura circa 12 mesi. La Svezia ha reintrodotto la leva obbligatoria nel 2017 (per uomini e donne) dopo averla abolita nel 2010. L’Estonia mantiene la leva obbligatoria per gli uomini (8-11 mesi) fin dalla sua indipendenza. La Lituania ha ripristinato la leva obbligatoria maschile nel 2015 in risposta alle tensioni regionali. La Lettonia ha reintrodotto ufficialmente il servizio militare obbligatorio a partire dal 2023. Infine la Danimarca: in questo Paese trova applicazione un sistema di leva selettivo/a sorteggio per gli uomini. Nel 2025 il parlamento ha esteso l’obbligo anche alle donne e allungato la durata della ferma.
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