Dipendenti pubblici: tagliati i tempi di attesa del Tfr, ma solo per alcuni

In manovra 3,1 miliardi in dieci anni per superare la liquidazione a rate nei pensionamenti per raggiunti limiti di età o di servizio

Costerà 3,1 miliardi in dieci anni il lungo cammino della liquidazione dei dipendenti pubblici verso il ritorno, parziale, a una condizione ordinaria: in cui la buonuscita arriva subito dopo il pensionamento, senza le attese imposte a partire dalla crisi di finanza pubblica del 2010-11.

È una cifra largamente inferiore alle somme ciclopiche scritte nelle stime portate dall’Inps alla Consulta nel ricco contenzioso sul tema, che calcolavano fino a 15,6 miliardi da dedicare alla cancellazione immediata dei meccanismi dilatori oggi in vigore. Ma attenzione: la manovra, in linea con l’antipasto servito lo scorso anno, si occupa esclusivamente dei pensionamenti di vecchiaia. E anche così genera un costo gestibile solo in un percorso lento: nella speranza che sia sufficiente a fermare la tagliola dell’incostituzionalità, che imporrebbe un intervento immediato a tutto campo riportando in gioco i maxi costi indicati dall’Istituto previdenziale.

Proprio dalle plurime sollecitazioni dei giudici delle leggi nasce il superamento, progressivo e parziale, della liquidazione a rate nella Pa. La nuova regola, come spiegato sul Sole 24 Ore di sabato scorso, si muove in due tempi: nei primi tre anni, a partire dal 2028 per assenza di margini sul 2027, riduce di tre mesi all’anno il tempo che passa dal pensionamento all’accredito della prima rata della buonuscita, già alleggerito da 12 a 9 mesi dalla scorsa legge di bilancio. Dal 2031 passa poi a occuparsi della soglia di importo, oggi a 50mila euro, oltre la quale scatta la rateizzazione, alzando il tetto alla tranche iniziale di 10mila euro all’anno fino a cancellarlo dal 1° gennaio 2035. A quel [...]

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