Dissonanza di carriera: perché i manager italiani cercano un nuovo senso nel loro ruolo

Molti leader non vogliono solo cambiare azienda, ma desiderano un lavoro che rifletta meglio i loro valori e stili di leadership

Il successo professionale continua a essere importante nella vita dei manager italiani eppure, molti di loro desiderano cambiare rotta nelle proprie carriere e non sempre per una questione di stipendio. A guidare le scelte dei leader di oggi c’è un fenomeno nuovo che potremmo definire dissonanza di carriera, ovvero la condizione nella quale un professionista continua a ottenere risultati, raggiunge gli obiettivi o viene riconosciuto per le proprie performance, ma non si riconosce più nel modo in cui il proprio ruolo viene esercitato. È il paradosso di una carriera di successo che, progressivamente, smette di essere percepita come propria e si concretizza in uno scarto crescente tra performance, valori e identità professionale. È una sorta di cortocircuito che rischia di avere impatti notevoli.

I dati elaborati dall’Osservatorio di Hunters Group lo dimostrano: circa il 64% dei manager e degli executive dichiara che la principale motivazione al cambiamento di lavoro non è legata alla retribuzione o al job title, ma alla ricerca di un contesto organizzativo più coerente con il proprio stile di leadership e con la propria fase di vita; per oltre il 70% degli intervistati, inoltre, l’aspetto più importante non è la RAL, ma la cultura aziendale, l’autonomia decisionale, la qualità della leadership e la sostenibilità del modello di business.

Se volessimo riassumere questa situazione con una sola frase, potremmo dire che i manager, oggi, non desiderano necessariamente cambiare azienda, ma desiderano svolgere il proprio lavoro in modo diverso. Siamo di fronte a un cambiamento culturale che supera i concetti già noti di great resignation o quiet quitting, legati a un certo livello di disimpegno e disaffezione e non ha nulla a che vedere con questi. La dissonanza di carriera colpisce i professionisti più performanti e integrati che non fuggono dal lavoro, ma chiedono di potersi riconoscere nuovamente in ciò che fanno.

L’intelligenza artificiale e la velocità dei processi aziendali stanno accelerando una transizione che è prima di tutto umana: i leader non cercano più soltanto di fare carriera e scalare i vertici, cercano contesti nei quali il [...]

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