Donazioni, pesa il reddito del territorio ma anche le diseguaglianze

Il rapporto dell’Istituto Italiano della Donazione indaga le condizioni favorevoli al dono come la partecipazione, la fiducia e la coesione sociale

L’equazione può sembrare facile: in Italia le regioni più generose sono le ricche Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe con il 15,1% di persone che donano, seguite dalla Valle d’Aosta con il 15%: valori nettamente superiori alla media nazionale dell’11,9 per cento. Ma se si va leggere tra le righe del Rapporto “Noi doniamo” dell’Osservatorio sul dono dell’Istituto Italiano della Donazione (Iid), la logica è più sottile. Similmente analizzando i dati Istat (che escludono il Trentino-Alto Adige per disomogeneità delle fonti statistiche) se si guarda al volontariato in testa si posiziona il Veneto, con il 14,1% di persone impegnate in attività strutturare a favore della collettività, seguito dalla Valle d’Aosta (11,7%) e da Lombardia ed Emilia-Romagna, entrambe all’11,6%, a fronte di una media italiana del 9,2 per cento.

Ma la disponibilità di risorse non è sufficiente a spiegare la geografia del dono. All’aumentare della disuguaglianza (indice di Gini), infatti, tendono a diminuire sia la donazione economica sia il volontariato. «Il primo elemento che emerge – si legge nel report presentato in vista del Giorno del Dono, il 4 ottobre – è che la disponibilità economica conta, soprattutto per la donazione monetaria. I risultati, però, suggeriscono che non conta soltanto quanto reddito sia disponibile in un territorio: appare rilevante anche come quel reddito è distribuito. Le regioni caratterizzate da livelli di disuguaglianza più elevati tendono infatti a registrare una minore partecipazione sia alla donazione sia al volontariato».

Alcuni territori rendono particolarmente evidente questa associazione: Lombardia ed Emilia-Romagna presentano redditi disponibili elevati e quote di donatori superiori alla media nazionale; l’Emilia-Romagna associa inoltre a questi risultati un indice di Gini relativamente contenuto. Al contrario, Campania, Calabria e Sicilia presentano contemporaneamente livelli di reddito inferiori alla media, valori del Gini più elevati e livelli sensibilmente inferiori di donazione e volontariato.

Non mancano tuttavia eccezioni: la Basilicata, ad esempio, presenta uno dei valori di Gini più bassi, ma una quota di donatori economici inferiore alla media; in questo caso va considerata anche la ridotta disponibilità complessiva di reddito. Lo stesso territorio registra invece un livello di volontariato superiore alla media nazionale.

«Nel complesso, le donazioni economiche tendono quindi a essere maggiormente diffuse nei territori dove sono disponibili più risorse e dove queste risultano distribuite in modo più equilibrato. Nessuna delle due condizioni appare tuttavia sufficiente da sola – si puntializza nel rapporto _ Per il volontariato, la relazione con la quantità di risorse economiche disponibili si attenua, mentre rimane sostanzialmente invariata l’associazione negativa con la disuguaglianza» .

La distribuzione delle risorse presenta una relazione significativa anche con il dono di tempo, che non implica direttamente la disponibilità di denaro. Di fatto più ci sono opportunità di partecipazione e coesione sociale più si crea terreno fertile per la cultura del dono e per le relazioni, cultura che genera l’atto donativo, il volontariato e in generale agire civico.

Se si considera l’inflazione crescente e le incertezze internazionali, gli italiani restano generosi. Come già reso noto dall’Istat e ripreso nel report, nel 2025 la quota di residenti in Italia (+14 anni) che dichiara di aver versato denaro a un’associazione sale dall’11,6% del 2024 all’11,9% del 2025, proseguendo il graduale recupero degli ultimi anni. Più marcata la crescita del volontariato organizzato (Istat): la quota di persone che svolge attività gratuite in associazioni di volontariato passa dall’8,4% al 9,2 per cento. Cresce leggermente anche l’attività gratuita svolta in altre associazioni, dal 2,7% al 2,9 per cento.

Sul fronte degli importi, nel 2025 la donazione media annuale destinata alle organizzazioni non profit diminuisce, attestandosi a 61 euro (-7 euro rispetto al 2024), un valore in linea con quello registrato nel 2021. Per le donazioni informali, invece, si conferma l’inversione di tendenza già osservata, con una significativa ripresa dell’importo medio, che raggiunge 37€, 16 € in più rispetto al 2023.

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