
«Non abbassare la guardia sull’uscita dalla procedura sul deficit»
Il contesto economico nel quale viene varato il documento di finanza pubblica appare più favorevole di quanto ci si potesse aspettare qualche mese fa. L’audizione della Banca d’Italia presso le commissioni Bilancio riunite rivela un cauto ottimismo ma al contempo contiene un invito a non abbassare la guardia sul contenimento della spesa pubblica e di mantenere saldo l’obiettivo dell’uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo, anche se questo obiettivo è slittato ormai al prossimo anno.
“Nel complesso il quadro congiunturale appare più favorevole di quanto atteso a giugno. Le prospettive di medio termine risentono del rialzo dell’inflazione e delle condizioni finanziarie più restrittive, che verosimilmente determineranno un temporaneo rallentamento della domanda interna”. ha detto il capo dipartimento economia e statistica della Banca d’Italia Andrea Brandolini in audizione sul Dpfp, aggiungendo che “l’attività economica dovrebbe tuttavia tornare a rafforzarsi dalla seconda metà del 2027, man mano che si attenueranno le pressioni inflazionistiche. Gli sviluppi prefigurati nel Dpfp sono coerenti con questo quadro sia nelle proiezioni tendenziali, che collocano la crescita all’1,0 per cento quest’anno, allo 0,6 nel prossimo e allo 0,8 nel 2028, sia nei programmi, in cui la crescita sarebbe più elevata di 0,3 punti percentuali nel biennio 2027-28 grazie alle maggiori spese in difesa e sicurezza energetica”
Secondo Brandolini, “resta necessario porre attenzione agli andamenti nell’ultima parte dell’anno, in modo da contrastare con tempestività eventuali scostamenti, dato il margine ridotto nelle stime del DPFP rispetto alla soglia del 3,0 per cento. Rispetto a quanto prospettato nel Documento di finanza pubblica (DFP) dello scorso aprile, il disavanzo rimarrebbe sostanzialmente invariato. Le più alte entrate complessive (circa 0,2 punti percentuali del PIL), sarebbero compensate da maggiori spese per interessi e primarie (per circa 0,1 punti del PIL ciascuna)”. L’esponente della Banca d’Italia ha affermato che “la spesa netta, l’aggregato di riferimento per il monitoraggio dei conti pubblici in base alle nuove regole europee, crescerebbe quest’anno dell’1,6 per cento, in linea sia con la stima di primavera sia con gli obiettivi del Piano strutturale di bilancio di medio termine; il tasso di crescita cumulato dal 2024 risulterebbe pari all’1,2 per cento, un valore superiore di 0,3 punti percentuali a quello concordato con la Commissione e il Consiglio nel gennaio del 2025, ma entro i margini di tolleranza previsti dalle nuove regole. La dinamica della spesa netta nell’anno in corso è inferiore a quella delle spese primarie (2,6 per cento). La differenza è spiegata soprattutto dall’aumento degli esborsi finanziati da trasferimenti dell’Unione europea (che salirebbero a 0,9 punti percentuali del PIL, da 0,6 nel 2025). Il DPFP non riporta né la natura, né la quantificazione delle singole entrate discrezionali”.
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