
A Eindhoven 2500 designer globali uniti dal provocatorio tema R.A.W. (Rebel Authentic Worth). Gli arredi d’interni e il nuovo volto del Museo Van Abbe
Punta sulla creatività più ribelle, imprevedibile e autentica la Dutch Design Week 2026 di Eindhoven. La rassegna, una delle più importanti del Nord Europa, ha riunito 2500 designer da tutto il mondo sparsi in oltre cento location della capitale tecnologica olandese.
Tema conduttore è l’acronimo R.A.W. (Rebel, Authentic, Worth ma anche “raw” cioè “grezzo”), nel nome della sperimentazione, delle idee audaci non ancora “levigate”, del design come dialogo continuo e motore di cambiamento.
Lato interior design puro, il cuore dell’evento è stato Forward Furniture: una grande mostra collettiva, curata da Liv Vaisberg (co-fondatrice e direttrice della Design Biennale Rotterdam) che raggruppa 80 designer emergenti al sesto piano del Building TX, ex fabbrica Philips da cui si gode una vista fantastica sulla città.
Nel nome del Signature & Collectible Design, la rassegna si muove sul confine tra alto artigianato, arte concettuale e innovazione dei materiali con un format molto preciso: ogni designer deve presentare una collezione coerente composta solo da tre pezzi d’arredo.
Intrigante la Click Lamp dell’italiano Carmine Papa: un solido paralume in plastica riciclata che si monta direttamente intorno al cavo della lampadina.
«Nasce da un unico componente semicircolare, realizzato tramite stampa 3D – spiega il designer – : basta agganciare con uno scatto le due metà identiche e si realizza in pochi secondi un paralume circolare completo».
Un bell’esempio di social design, semplice e funzionale, per dare un tocco di colore alle lampadine penzolanti delle nostre vite nomadi.
Si muove tra falegnameria d’arte tradizionale e tecnologie avanzate di fabbricazione digitale il lavoro dell’argentino Marcelo Rafael Orlievsky, già visto a Milano oltre che all’Icff di New York, al Made di São Paulo e alla Brasília Design Week.
A Eindhoven presenta Negro, collezione che unisce tre pezzi con lo stesso linguaggio formale e materico, basato sull’uso del pregiato legno massello di lenga della Patagonia. «La Sedia 1901 e la Poltrona 1907 esplorano l’anatomia attraverso strutture scultoree in legno unite da connettori stampati in 3D, con elementi in cuoio fine sospesi nel telaio che si adattano alla forma del corpo», sottolinea Marcelo.
La lampada a sospensione Patagonia è intagliata in un unico blocco di legno di lenga: slanciata e sinuosa.
L’olandese Renate Vos propone invece l’elegante collezione Lampara in collaborazione con Het Lichtlab: sistemi di illuminazione con una base dalle linee classiche in lino pressato che “mima” il marmo e paralumi in denim bianco riciclato (ricavato dai camici dismessi da medici e infermiere) che ammorbidiscono la luce.
«Un incontro tra passato e futuro – spiega la designer – : la mia è una lanterna contemporanea che rende omaggio a tempi lontani, pur nell’ottica di un futuro circolare».
Elegante e provocatoria la collezione Fleurs Premières di Thibault Philip, già visto l’anno scorso a Eindhoven col lampadario Louvanes. Stavolta il giovane designer francese ammicca all’Art Nouveau ma conserva il suo approccio radicale sui materiali: i petali e i boccioli delle lampade sono realizzati con intestini animali essiccati, scarti recuperati dall’industria agroalimentare.
«Lo scheletro delle lampade è composto da una sottile struttura tubolare in alluminio che ricorda il profilo di rami, spine o del filo spinato – spiega Thibault – [...]

