È nata una stella. Al francese Seixas il Giro di Lombardia

Seixas, talento emergente, sfida i big del ciclismo e potrebbe oscurare le stelle di oggi nel panorama mondiale

Et voilà: forse ci siamo. Nel firmamento del ciclismo è nata una nuova stella. Si chiama Paul Seixas, è francese, ha appena compiuto 20 anni (il 24 settembre) e vincendo il Giro di Lombardia, ultima classica monumento della stagione, ha realizzato una impresa nell’impresa perché mai nessuno, prima di lui, aveva vinto, così giovane, la storica corsa giunta alla sua 120esima edizione.

Una nuova stella, quella dell’“enfant prodige” , che un giorno, chissà, potrebbe perfino oscurare quella abbagliante di Tadej Pogacar, attuale dominatore assoluto.

Il francese ha stravinto da campione staccando tutti i migliori sulle aspre rampe del Cittiglio, la penultima salita a circa 19 chilometri dal traguardo di Como. Una progressione impressionante che ha fatto saltare, uno dopo l’altro, i vagoncini del treno dei migliori. A partire dal Belga Evenepoel, super favorito alla vigilia, arrivato poi solo quarto con un minuto e 20” di ritardo. Un attacco, quello del francese, che ha messo in fila tutte le grandi firme di ciclismo attuale, dal messicano Alex Del Toro, altra giovane star, all ’americano Brandon McNulty, recente campione del mondo a Montreal.

Tutti indietro, tutti disarmati dallo scatto tagliente di Seixas, quest’anno già quarto al Tour de France e secondo alla Liegi, alle spalle dell’onnipresente Pogacar, trionfatore delle ultime cinque edizioni del Lombardia.

Dietro al francese, a una cinquantina di secondi, lo spagnolo Enric Mas, vincitore dell’ultima Vuelta. Al terzo posto l’abruzzese Giulio Ciccone, bravo a salire sul podio, ma non così brillante da reagire all’attacco di Seixas. È un anno un po’ in chiaroscuro per Ciccone con dieci piazzamenti da podio senza però mai un successo. Successo che ha sfiorato all’ultimo campionato europeo dove, per tre millimetri, è stato battuto da Evenepoel. Mai un argento è stato però più amaro. Nonostante le proteste e il ricorso alla Federazione europea, la vittoria è rimasta comunque al belga. Un peccato perché l’abruzzese, che il prossimo anno dopo 8 anni lascerà la Lidl-Trek per la Pinarello, è stato uno degli italiani più brillanti del 2026 . Prima dell’avvento dell’Euro, si sarebbe detto “gli manca un centesimo per fare una lira”, come a dire che gli manca pochissimo per raggiungere la completezza. Comunque, stare sul podio, in un ciclismo povero di risultati come il nostro, è già un ottimo risultato.

Tornando a Seixas, francese di Lione con nonno portoghese, forte su tutti i terreni, il ragazzo è la vera novità di un ciclismo schiacciato da Pogacar e una ristretta elites di campioni ( Vingegaard, Van Der Poel, Evenepoel, Van Aert) che da anni monopolizzano i grandi Giri e le classiche monumento.

Nonostante la timida faccia da liceale, Paul è perfino più forte di quanto lo fosse Pogacar alla sua età. Nel 2026, oltre al quarto posto alla Grande Boucle, il francese ha centrato la Freccia Vallone e un secondo posto alla Liegi Bastogne-Liegi. Solo al recente Mondiale di Montreal, dove ha corso con i gradi di capitano, travolto dai crampi ha chiuso solo al quindicesimo posto. “I miei compagni non meritavano un compagno così” disse con straordinaria sincerità. Una assunzione di responsabilità che lo ha reso ancora più popolare.

Questa volta per gioia non stava invece nella pelle. “”Non ci credo ancora, ho fatto qualcosa di incredibile” ha commentato con le lacrime agli occhi subito dopo l’arrivo. “Se me l’avessero detto alla partenza, avrei pensato a un sogno non realizzabile. “Non so se questa vittoria mi cambierà la carriera. Ora mi godo il presente, poi penserò a cosa fare nel futuro”.

In una Francia, dilaniata da mille altri problemi, ma sempre appassionata di sport e di ciclismo, l’arrivo di questo ragazzo è gradito come un raggio di sole. Da anni i francesi aspettavano un nuovo campione. L’ultimo a vincere il Tour de France è stato Bernard Hinault nel 1985. Paul potrebbe finalmente interrompere un digiuno imbarazzante. Ecco perché il presidente Macron gli ha consigliato di non lasciare la Decathlon, o comunque di restare in una formazione francese. Per i nostri cugini il Tour è sacro. E con Seixas finalmente qualcosa potrà cambiare.

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