Ecco Google Pixel 11: più AI, nuovo Tensor G6 e il prezzo non cambia

La nuova famiglia Pixel 11 suggerisce con più chiarezza dove Google vuole portare lo smartphone.

Il telefono resta un telefono. Ha più megapixel, più nit, più memoria, batterie più rapide da ricaricare e un nuovo processore. Ma la nuova famiglia di smartphoen made in Google vuole che il Pixel smetta progressivamente di aspettare i nostri comandi e cominci a capire che cosa stiamo facendo.

È qui che entra in scena Gemini Intelligence, forse potevano scegliere un nome meno “made in Cupertino” – il filo rosso che tiene insieme Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e, almeno a livello globale, Pixel 11 Pro Fold.

L’idea dichiarata durante la presentazione a cui abbiamo assistito in anteprima è quasi paradossale per un’azienda che vive di servizi digitali: farci usare meno il telefono. Gemini dovrebbe osservare il contesto, capire quello che appare sullo schermo e proporre l’azione successiva. Se in una chat si parla di una cena, può suggerire di prenotare. Se compare un volo o una tessera, può proporre di salvare le informazioni in Wallet. Se si confrontano hotel, può riassumere vantaggi e svantaggi. Il telefono diventa insomma una specie di amico-sapientino molto zelante che ficca il naso e ci suggerisce vie d’uscita. La questione della privacy diventa naturalmente centrale. Google parla di controlli espliciti dell’utente, trasparenza e Private AI Compute. Andrà verificato tutto quanto ma la promessa è quella di avere uno smartphone che sa tutto di noi e anticipa le nostre scelte.

Sono più potenti. Sotto la carrozzeria c’è Tensor G6. È il nuovo chip progettato da Google e rappresenta forse il pezzo tecnologicamente più interessante dell’intera operazione. Secondo i dati forniti dall’azienda, la CPU aumenta fino al 20% l’efficienza energetica, la navigazione diventa il 25% più veloce e il caricamento delle app migliora del 15%. La TPU, cioè l’unità specializzata nei calcoli di intelligenza artificiale, guadagna invece il 50% di potenza.

Tradotto dal siliconese: Google sta costruendo chip sempre meno pensando alla classica gara dei benchmark e sempre più pensando a quante operazioni di AI riescono a essere eseguite velocemente sul dispositivo.

È un cambio di paradigma interessante. Per anni un processore mobile si giudicava contando core, gigahertz e frame al secondo. Ora una parte crescente del valore è nella capacità di far girare modelli generativi senza aspettare il cloud.

Tensor G6 lavora infatti insieme a Gemini Nano e ai modelli di imaging. È la stessa architettura che permette al telefono di intervenire sulla voce, sulle immagini, sulla traduzione e sulle azioni contestuali.

Pixel 11 utilizza un nuovo sensore principale da 48 megapixel. Google dichiara il 56% in più di sensibilità alla luce rispetto alla generazione precedente. Arriva anche un teleobiettivo 5x con Super Zoom fino a 30x. La memoria RAM è di 12 GB e lo storage parte finalmente da 256 GB. È una scelta significativa. I 128 GB stanno diventando stretti in una generazione di smartphone che produce fotografie sempre più pesanti, video ad alta risoluzione e modelli AI locali. Il display Actua raggiunge 3.000 nit. La certificazione è IP68. La barra fotografica, uno degli elementi estetici più riconoscibili dei Pixel, diventa più sottile di oltre il 40% e viene coperta da vetro da bordo a bordo.

Sul fronte batteria Google dichiara oltre 30 ore con Batteria Adattiva. In circa mezz’ora Pixel 11 arriva al 55% via cavo. C’è anche una nuova modalità “Ricarica estrema” che concentra le risorse sulla batteria per accelerare il processo.

I due Pro condividono gran parte della piattaforma tecnica. Cambiano soprattutto dimensioni dello schermo, batteria e velocità di ricarica. Il display Super Actua sale a 3.600 nit. Google dichiara inoltre una resistenza ai graffi più che doppia rispetto alla generazione precedente.

La parte fotografica è più ambiziosa. Il nuovo teleobiettivo da 48 megapixel ha un sensore più grande e una sensibilità alla luce superiore del 30%. Lo zoom computazionale arriva a 120x. Night Sight, secondo Google, può produrre immagini equivalenti fino a 4,5 volte più rapidamente. La fotocamera frontale è da 42 megapixel.

Qui bisogna ricordare come funziona uno zoom da smartphone. A 120x non stiamo semplicemente “avvicinando” l’immagine come con un enorme obiettivo fotografico. Il telefono combina ottica, stabilizzazione, più fotogrammi e modelli di elaborazione. È fotografia computazionale spinta: una parte dell’immagine viene catturata, un’altra ricostruita statisticamente. Più che una lente telescopica, è un piccolo laboratorio fotografico che lavora mentre premiamo il pulsante.

I modelli da 256 GB hanno 12 GB di RAM, mentre le configurazioni da 512 GB e 1 TB arrivano a 16 GB. Sui Pro compare anche una camera di vapore per distribuire il calore generato da processore e batteria. È un dettaglio poco spettacolare nelle presentazioni ma importante nella pratica: l’AI genera calore e il calore riduce le prestazioni.

Sempre solo nei Pro la nuova funzione HiLight che promette di autarti a rimanere informato senza dover guardare lo schermo. È un’aggiunta innovativa ai nostri dispositivi Pro che ti terrà connesso, non distratto, quando lo smartphone è capovolto.

Utilizzando le luci LED colorate integrate intorno al flash della fotocamera, HiLight si illuminerà delicatamente per segnalarti informazioni tempestive e visibili a colpo d’occhio. Ad esempio, quando dai un prompt a Gemini, si illuminerà con diversi pattern per segnalare che sta ascoltando, pensando o rispondendo.

Tutti i Pixel 11 adottano la compatibilità magnetica Pixelsnap. Il principio è quello reso popolare da MagSafe: magneti allineano telefono, caricatore e accessorio e impediscono di appoggiare lo smartphone mezzo centimetro fuori posizione, il grande dramma tecnologico della ricarica wireless.

L’ecosistema comprende custodie, supporti e un anello Pixelsnap. Arriva anche Pixel Tag, il primo localizzatore di Google basato sulla rete Find My Device di Android. Può essere fatto suonare dal Pixel Watch oppure cercato utilizzando Gemini attraverso i Pixel Buds.

È un piccolo accessorio, ma strategicamente dice molto: Google sta cercando di chiudere i buchi del proprio ecosistema hardware.

Si parte dal dettato: può eliminare automaticamente intercalari come “ehm” e trasformare il parlato in testo più ordinato. Gemini può inoltre osservare ciò che è visualizzato e adattare una risposta allo stile dell’utente.

Circle to Search entra direttamente nel mirino della fotocamera. Live Translate può tradurre video, podcast e messaggi vocali mentre vengono riprodotti. E c’è un sistema di conversione della lingua dei segni in testo integrate anche se diverse funzioni dipenderanno da lingua e paese.

I modelli Pro includono inoltre sei mesi di Google AI Pro, per un valore dichiarato di circa 131,94 euro, con limiti Gemini più elevati, 5 TB di cloud e Google Health Premium.

Anche questo è un segnale. L’AI sul telefono comincia ad avere un listino. Il modello di business potrebbe assomigliare sempre più a quello del cloud: compri l’hardware, ma le funzioni migliori possono vivere dentro un abbonamento.

Google amplia inoltre parecchio il guardaroba dell’orologio: cinturini sportivi in HNBR, versioni perforate in silicone, tessuto riciclato, Performance Loop, pelle, maglia metallica e modelli elastici. Alcuni sono compatibili anche con le generazioni precedenti.

Google indica 999 euro per Pixel 11, 1.199 per Pixel 11 Pro, 1.399 euro per Pixel 11 Pro XL. Quindi i prezzi non sono aumentati, però Pixel 11 e Pixel 11 Pro non sono più disponibili con 128 GB di memoria. E’ una scelta dettata dai maggiori costi delle memorie. Si parte direttamente da 256 GB.

Come gli altri produttori anche Big G punta soprattutto sulle promozioni di lancio, con supervalutazioni dell’usato da 200 a 400 euro a seconda del modello, più eventuali bonus aggiuntivi.

In Italia i preordini della famiglia Pixel 11 partono oggi, mentre la disponibilità nei negozi è prevista dal 20 agosto alle 13. I canali indicati da Google sono Google Store, Amazon, MediaWorld, Unieuro ed Euronics. Pixel 11 arriverà nelle versioni da 256 e 512 GB; Pixel 11 Pro e Pixel 11 Pro XL anche con taglio da 1 TB. Pixel Watch 5 sarà disponibile nei formati da 41 e 45 millimetri.

Il vero terreno della competizione si è spostato. Apple, Google, Samsung e i produttori cinesi stanno cercando di capire chi controllerà il livello di intelligenza che si mette tra l’utente e le applicazioni. Google parte con un vantaggio particolare: possiede Android, Gemini, Maps, Gmail, Search, YouTube, Wallet e una quantità di dati contestuali difficile da replicare. Con Tensor possiede ormai anche una parte crescente del silicio. Pixel 11 serve a mettere tutti questi pezzi nella stessa scatola. La domanda, quindi, non è tanto se il nuovo Pixel scatterà fotografie migliori. Probabilmente sì. La domanda interessante è se Gemini riuscirà davvero a farci compiere meno passaggi, aprire meno app e guardare meno lo schermo. Perché un assistente intelligente diventa utile quando smettiamo di notare che sta lavorando. Fino a quel momento resta, in fondo, un chatbot con un telefono intorno.

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