Eclissi e stelle cadenti: lo spettacolo del cielo di agosto

Protagoniste del mese le Perseidi: minuscoli frammenti di cometa che, attraversando l’atmosfera terrestre, diventano visibili

Agosto quest’anno mese ricco di spettacolo in cielo: il 12 una eclissi che, in Nord Italia, si vedrà quasi totale al tramonto, e poi tante stelle cadenti. Quest’anno ci sono buone possibilità di osservarle bene, soprattutto perché la Luna disturberà molto poco il cielo nelle notti più favorevoli. Le più celebri sono le Perseidi, le “lacrime di San Lorenzo”, che sembrano arrivare dalla costellazione di Perseo e aumentano di frequenza man mano che ci si avvicina alla metà del mese.

Per vederle non servono strumenti particolari. Basta allontanarsi, per quanto possibile, dalle luci più forti e scegliere un luogo con l’orizzonte libero: una spiaggia, la montagna, la campagna, ma anche una zona urbana non troppo illuminata può andare bene.

La tradizione dice che alla prima stella cadente si esprima un desiderio. Ma, al di là della simpatica diceria, vale la pena fermarsi a guardarle perché dietro quella scia luminosa c’è una storia molto più lunga e affascinante di quanto pensiamo.

Quelle che chiamiamo stelle cadenti non sono stelle, come il nostro Sole grande migliaia e migliaia di chilometri. Sono minuscoli frammenti di materia, granelli di polvere cosmica, che entrano nell’atmosfera terrestre a velocità elevatissime e, nell’attraversarla, si riscaldano fino a produrre la scia luminosa che osserviamo a occhio nudo.

Nella maggior parte dei casi si tratta di particelle piccolissime, talvolta grandi appena quanto un granello di sabbia o poco più. Eppure il loro arrivo nel cielo notturno è spettacolare, perché l’attrito con gli strati alti dell’atmosfera e il forte riscaldamento dell’aria circostante trasformano quel frammento quasi invisibile in una rapida traccia di luce.

La storia di quella particella, però, è cominciata molto lontano. Nel caso delle Perseidi, i frammenti provengono dalla cometa 109P/Swift-Tuttle, un corpo ghiacciato che orbita attorno al Sole con un periodo di circa 133 anni e che, passando nelle regioni interne del Sistema solare, lascia lungo il proprio percorso gas e polveri.

Le comete sono oggetti composti da ghiacci, polveri e materiale roccioso. Quando si avvicinano al Sole si riscaldano e liberano materia dalla loro superficie: è questo materiale che va a formare la chioma e la coda cometaria, rendendo la cometa visibile e disseminando lungo l’orbita una grande quantità di detriti minuscoli.

Ad agosto la Terra attraversa proprio una di queste regioni ricche di particelle lasciate dalla Swift-Tuttle. Il fenomeno assomiglia, in un certo senso, all’ingresso in un banco di nebbia: il nostro pianeta si muove nello spazio intercettando quella nube diffusa di frammenti, e alcuni di essi penetrano nell’atmosfera, accendendo nel cielo la pioggia meteorica delle Perseidi.

Anche il colore della scia può dare qualche indicazione sulla composizione del materiale e sulle condizioni fisiche del fenomeno. Le tonalità osservate dipendono infatti sia dagli elementi presenti nel meteoroide sia dai gas atmosferici coinvolti nel riscaldamento, e per questo le sfumature possono variare dal giallo al verde, dal rosso all’azzurro.

Il discorso, però, non riguarda soltanto le notti di agosto. La Terra riceve continuamente polvere dallo spazio interplanetario: una quantità che, su scala annua, viene stimata in migliaia di tonnellate, anche se distribuite in frammenti minuscoli, quasi sempre invisibili nella vita quotidiana.

Per dare un’idea delle proporzioni, si tratta di materiale molto abbondante nel totale, ma suddiviso in particelle piccolissime. Una parte di questa polvere si deposita ovunque, mescolandosi alla polvere terrestre; in alcuni casi, con strumenti semplici e molta pazienza, se ne possono perfino osservare tracce tra i residui raccolti su una superficie esposta.

La polvere cosmica è importante anche sulla Luna. Lì non c’è un’atmosfera capace di frenare i micrometeoriti, e quindi anche i frammenti più piccoli arrivano direttamente al suolo, sollevando altro materiale e contribuendo, nel tempo, alla formazione di quello strato superficiale fine e friabile che chiamiamo regolite.

Sulla Luna, inoltre, non ci sono vento, pioggia o vegetazione capaci di cancellare rapidamente le tracce lasciate al suolo. È anche per questo che le impronte degli astronauti delle missioni Apollo, impresse decenni fa nella polvere lunare, sono ancora lì.

Dietro un granello di polvere, insomma, può nascondersi una parte della storia del Sistema solare. E forse è proprio questo che rende così affascinante una stella cadente: il fatto che, per un istante, qualcosa di piccolissimo e antichissimo attraversi il nostro cielo e ci ricordi quanto lontano, nel tempo e nello spazio, possa cominciare un viaggio apparentemente così breve.

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