Ecosistema urbano, passi avanti al Sud: i ritardi di Napoli e il nodo climatico

«Nelle grandi città del Meridione non mancano i passi avanti, si vede qualche spiraglio, ma purtroppo ci sono anche gli arretramenti e complessivamente questi centri continuano a non farcela». Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania, allarga lo sguardo oltre la sua regione e trova analogie tra il capoluogo partenopeo, quest’anno ultimo nel rapporto sull’Ecosistema urbano, e altre aree metropolitane del Sud.

Venendo in particolare alla situazione di Napoli, non sminuisce certo alcuni aspetti interessanti (il numero di passeggeri che fruiscono del trasporto pubblico locale, migliore di quello delle altre città più popolose del Mezzogiorno, il numero relativamente basso di auto circolanti, la variazione contenuta nel consumo di suolo), ma sottolinea l’esistenza di problemi che definisce «atavici». E fa un paio di esempi: «Nella raccolta differenziata, al 47 per cento, Napoli finisce tra le ultime 10 e abbassa la media dei capoluoghi campani (guidati da Salerno con un ottimo 74,5 per cento, ndr). Inoltre la qualità dell’aria è veramente scarsa, ai livelli delle città della pianura padana. Scontiamo un traffico importante in varie zone, la collocazione dell’aeroporto e del porto praticamente in città, l’esistenza di aree industriali immediatamente a ridosso».

«L’amministrazione locale non sta certo con le mani in mano – precisa Imparato -; ci sono interventi infrastrutturali in corso, sono stati aperti cantieri con l’utilizzo dei fondi Pnrr, ma spesso manca una strategia per dare risposte immediate e non effimere a problemi attuali e pressanti. Prendiamo il caso delle città bollenti della scorsa estate. Servono i cosiddetti rifugi climatici: innanzitutto spazi verdi non necessariamente grandi ma presenti in tutti i quartieri, a partire da quelli con le maggiori criticità sociali, in modo da non acuire condizioni di [...]

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