Egm ai raggi X: Gismondi 1754, i ricavi salgono del 20,8%

Sono i dati del primo semestre 2026 del gruppo di alta gioielleria genovese. L’azienda ha spinto molto nell’ambito del wholesale

In una famosa canzone Fred Buscaglione aveva trovato l’amore a Portofino, e forse questo potrebbe accadere anche ai clienti della Vip Lounge della locale boutique Gismondi 1754, dove per tutta l’estate 2026 saranno offerti spumanti top di gamma della casa vinicola piemontese Bosca di Canelli. Questa iniziativa si pone nella scia di un “ritorno alla tradizione” del gruppo genovese di alta gioielleria che ha sempre più deciso di focalizzarsi sui canali di vendita a più elevata marginalità e sull’esclusività del prodotto.

Nel primo semestre 2026 le vendite del gruppo sono salite del 20,8% a 6,3 milioni, con un andamento però molto disomogeneo a seconda del canale di vendita considerato. Infatti mentre il fatturato dei negozi è diminuito del 29,5% a circa 979.600 euro (va però ovviamente ricordato che per tali punti vendita si tratta di un periodo di bassa stagione), quello delle Special Sales, cioè vendite diretta a clienti di alto livello, è balzato del 54,7% a 1,26 milioni; il Wholesale Europa è rimasto stabile a 2,2 milioni ma quello negli Usa è più che raddoppiato da 322.000 euro a 1,15 milioni.

Di conseguenza il peso del canale Retail sul giro d’affari si è dimezzato dal 32% del primo semestre 2025 al 16% al 30/6/2026. Analogamente il canale Wholesale è balzato dal 23% al 59% del totale mentre quello delle Special Sales è passato dal 27% al 20%.

Attualmente l’Italia, pur generando ancora la percentuale più elevata dei ricavi, ha ridotto la propria incidenza dal 54% al 39% del totale, ed ha perso importanza anche la Svizzera (dal 23% al 12%), in entrambi i casi per la diminuzione del fatturato dei negozi del gruppo. Per contro gli Stati Uniti sono balzati dall’8% al 20% grazie al Wholesale, ed anche la Repubblica Ceca è passata dal 7% all’11% (si tratta della boutique franchisee di Praga le cui vendite sono peraltro diminuite del 19% a 313.600 euro). Il resto del mondo (che non comprende la Russia né l’Australia) ha incrementato la propria incidenza dall’8% al 18% del totale anche qui per effetto di un contributo del Wholesale pari a circa 324.000 euro (praticamente assente nel primo semestre 2025), e relativo per lo più al mercato canadese.

Gismondi 1754, dopo un esercizio 2024 difficile che si era chiuso in perdita, ha ribaltato la situazione nel 2025 e, nonostante un valore della produzione in flessione dell’11,7% a 11,3 milioni (in particolare i ricavi da vendita erano diminuiti del 13,3% a 10,6 milioni), grazie a una diminuzione complessiva dei costi operativi pari al 25,9% a poco meno di 10 milioni ha portato l’ebitda da un valore negativo per 709.000 euro a uno positivo per 1,28 milioni, e si è passati da una perdita operativa di 1 milione a un utile operativo di 1,03 milioni e da una perdita netta di 1,15 milioni a un utile netto di 253.500 euro. Questo nonostante oneri finanziari netti in aumento da 437.500 a 531.700 euro e imposte per poco meno di 246.000 euro (tax rate del 49,3%, mentre nel 2024 vi era stato un effetto fiscale positivo per 290.300 euro).

Il risparmio dei costi ha riguardato in gran parte le spese per pubblicità che hanno dato luogo al 52,7% del calo complessivo dei costi per servizi (diminuiti del 23% a poco più di 5 milioni). Ma va anche rilevato che il numero dei dipendenti si è dimezzato da 44 a 22 unità e, pertanto, la riduzione del costo del lavoro è stata pari al 42,1% a circa 1,2 milioni.

Sotto il profilo patrimoniale, a fine 2025 l’indebitamento finanziario netto ammontava a 4,5 milioni, in diminuzione rispetto ai 5,7 milioni al 31/12/2024 grazie alla riduzione del circolante nonché dei finanziamenti a medio/lungo termine, dando luogo a un rapporto Debt/Equity pari a 0,45 volte, quindi del tutto fisiologico.

Detto questo, quali sono le prospettive del gruppo per il 2026? Ovviamente la crescente internazionalizzazione espone anche Gismondi 1754 alle turbolenze geopolitiche, ma al 30/6/2026 non risultavano vendite in zone “sensibili” (Russia e Medio Oriente), eccezion fatta per il franchising in Qatar che ha generato nel semestre un fatturato di soli 14.300 euro ed era assente nel medesimo periodo del 2025. Il management ha sottolineato di aver concentrato le strategie di sviluppo nel canale Wholesale (specie USA) e nelle Special Sales che, del resto, rappresentano un canale di vendita peculiare per un gruppo di alta gioielleria ma di piccole dimensioni.

Nel 2026, secondo le stime del gruppo di ricerca tedesco Statista, il mercato dell’alto di gamma della gioielleria dovrebbe evidenziare a livello mondiale un incremento del 4,5% a quasi 92 miliardi di euro, per oltrepassare i 104 miliardi nel 2030. Gismondi 1754 non è un colosso del settore come Kering, Lvmh, Tiffany o Richemont, ma tutti questi gruppi stanno evidenziando quest’anno un andamento positivo per il comparto dei gioielli.

Vero: secondo i dati del World Gold Council la domanda mondiale di gioielli in oro, nel primo trimestre 2026, è scesa del 23% a 299,7 tonnellate (ma il valore è balzato del 31% a 47 miliardi di $ a causa dei rincari del metallo giallo), e di conseguenza è salita la domanda di gioielli con carature inferiori ai 18 kt nonché con diamanti sintetici al posto di quelli naturali. Però le piccole dimensioni e la focalizzazione sull’alta gioielleria di Gismondi 1754 la mettono relativamente al riparo da questo trend.

L’elemento chiave per continuare a crescere è la diversificazione geografica, strategia questa come si è visto intrapresa anche da Gismondi 1754, che però viste le piccole dimensioni non si è ancora avvicinata ai mercati “big” come Cina e India (Fope, anch’essa all’Euronext Growth Milan ma decisamente più grande con un fatturato al 30/6/2026 di 56,8 milioni, ha solo da poco iniziato a esplorare il mercato cinese). Maggior interesse vi è verso l’America Latina, anche se per ora si è iniziato a sviluppare in primo luogo il mercato canadese, contiguo agli Usa dove già da tempo Gismondi 1754 partecipa alle più importanti fiere dell’alta gioielleria.

Sotto il profilo del fatturato, visti anche i risultati del primo semestre, le prospettive sono buone e la stagionalità favorirà nel secondo semestre (specie nel quarto trimestre) le vendite delle boutique. Per quanto riguarda invece la struttura dei costi, naturalmente non è ripetibile una razionalizzazione incisiva come nel 2025, ma recentemente è entrato in azienda Cristian Frigerio (già analista finanziario specializzato nelle Pmi quotate) con lo scopo di ottimizzare ulteriormente le procedure aziendali. D’altra parte, vista la focalizzazione sui canali Wholesale e Special Sales, è presumibile che le spese di marketing e pubblicità rimarranno anche in futuro su livelli contenuti, così come il costo del personale.

Gismondi 1754 presenta un flottante elevato, soprattutto considerando l’Euronext Growth Milan, pari a circa il 34% del capitale sociale (recentemente è entrato nell’azionariato, col 5,14%, Paolo Ambrogio Angelo Guindani che detiene una percentuale simile anche in Tenax International da fine 2025), ma gli scambi sono veramente molto bassi e da un anno a questa parte le quotazioni del titolo sono scese di oltre il 30%, anche se nell’ultimo trimestre è iniziato un recupero. La società purtroppo comunica poco e nell’azionariato non sono presenti investitori istituzionali, anche in considerazione di una capitalizzazione molto contenuta. Ora il test del mercato è atteso il prossimo 24 settembre, quando, con la diffusione dei risultati semestrali completi, si vedrà se il gruppo sarà riuscito a trasferire sui margini reddituali il buon andamento del giro d’affari.

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