
I Paesi emergenti sono i più esposti alle conseguenze di El Niño. Ecco cosa ne pensano gli analisti della società americana Franklin Templeton
Effetti negativi in Paesi come Perù, Colombia, Ecuador, Venezuela, Panama, Indonesia, Filippine, Sudafrica. Effetti positivi in Argentina e Paraguay con «maggiori resi della soia» e, per il Paraguay, «maggiore capacità idroelettrica». È la sintesi dell’impatto di El Niño sui mercati emergenti, secondo la ricerca di Franklin Templeton. Si parla di El Niño quando la media mobile trimestrale della temperatura superficiale del mare nel Pacifico centrale aumenta di almeno 0,5 °C rispetto alla norma. Un’anomalia di 1,0–1,4 °C indica un evento moderato, di 1,5–1,9 °C un evento forte e di almeno 2,0 °C un evento molto forte, o “super”. Si prevede che questo El Niño possa essere tra i più intensi mai registrati.
Nel report si fa presente che un El Niño «potenzialmente tra i più intensi mai registrati espone i mercati emergenti a rischi per l’inflazione alimentare ed energetica e per la crescita. L’impatto varia però sensibilmente tra Paesi e regioni». Le economie più dipendenti dall’agricoltura e dall’energia idroelettrica «sono le più vulnerabili». Gli effetti su inflazione e crescita si manifesteranno probabilmente con ritardo e saranno più marcati nei prossimi 12–18 mesi. Per gli investitori, resta quindi essenziale un approccio selettivo, basato sull’analisi dei singoli Paesi.
El Niño «può incidere sensibilmente su inflazione, politica monetaria e crescita, a livello globale e nei mercati emergenti. Si stima che le sue oscillazioni spieghino fino al 20% della variazione annua dei prezzi mondiali delle materie prime, con possibili ricadute sui prezzi alimentari e sull’inflazione complessiva. Le condizioni meteorologiche generali sono relativamente prevedibili».
Visto che le ricadute macroeconomiche emergono con un ritardo di 12-18 mesi un episodio iniziato nell’estate 2026 potrebbe dunque incidere maggiormente su inflazione e crescita nel 2027, con effetti anche nel 2028. Il secondo meccanismo di trasmissione «riguarda l’energia, soprattutto nelle economie che dipendono dall’idroelettrico. La siccità può abbassare i livelli dei bacini e ridurre la produzione, imponendo il ricorso a fonti più costose o causando carenze e razionamenti. Oltre ad alimentare l’inflazione, le carenze energetiche possono frenare la crescita e interrompere la produzione industriale, l’attività mineraria e gli investimenti. Nelle economie dipendenti dall’idroelettrico, gli shock meteorologici possono trasmettersi rapidamente ai prezzi e all’attività economica».
Da questo punto di vista, come anticipato, uno dei Paesi più avvantaggiati è il Paraguay. Diverse banche centrali, tra cui Reserve Bank of India, South African Reserve Bank, Bank Indonesia, Banco de la República (Colombia) e Central Reserve Bank of Perù, segnalano El Niño «come un rischio al rialzo per l’inflazione, con possibili conseguenze sulle decisioni di politica monetaria».
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