Electrolux, Urso convoca il tavolo a inizio ottobre

Dopo avere incontrato le istituzioni locali delle Regioni coinvolte il ministro parteciperà al Consiglio sulla competitività a Bruxelles e poi convocherà un nuovo incontro al Mimit

La vertenza Electrolux torna là dove era cominciata, al Mimit. Per i sindacati il nuovo piano presentato dall’azienda non è praticabile e «non individua quegli interventi strutturali necessari per sostenere il futuro e la competitività dei siti italiani», spiega Massimiliano Nobis della Fim. Secondo Barbara Tibaldi della Fiom è in corso «un’operazione per dissaturare gli stabilimenti italiani spostando le produzioni in altre aree del mondo. Questo percorso però sembra più un primo passo per vendere o chiudere, più che per rilanciare la produzione italiana».

Il ministro delle imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ha detto di aver voluto «incontrare nuovamente i cinque governatori dei territori dove vi sono gli stabilimenti di questa grande multinazionale dell’elettrodomestico, per coordinare con loro la posizione delle istituzioni italiane. E’ mia intenzione convocare il tavolo ministeriale per la prima settimana di ottobre, anche per valutare a pieno con loro e con l’azienda, con i sindacati, le misure che abbiamo chiesto all’Europa e che saranno all’ordine del giorno del prossimo Consiglio Competitività che si svolgerà a Bruxelles il 24 settembre. L’Europa ha accolto la nostra richiesta di porre nell’agenda di quel Consiglio anche la nostra proposta, che ha avuto il supporto di Francia, Germania e Polonia, cioè degli altri grandi paesi industriali europei, che chiede che il settore dell’elettrodomestico sia definito strategico come quello dell’auto».

La riduzione degli esuberi da oltre 1.700 a 1.450 annunciata nei tavoli tecnici di inizio settembre, come anche l’aumento della produzione dagli iniziali 2,5 milioni di pezzi a 3 milioni per i sindacati non garantiscono perimetri occupazionali sostenibili, tanto più adesso che sono in corso diversi progetti di spostamento delle produzioni.

La delocalizzazione produttiva più nota riguarda il sito marchigiano di Cerreto d’Esi che cesserà le attività a fine anno: la produzione di cappe verrà spostata nello stabilimento gemello in Polonia, ma, lamentano i sindacati, «ancora non è stato proposto nessun piano di reindustrializzazione», evidenzia Tibaldi.

Ci sono poi i siti di Susegana dove vengono prodotti i frigoriferi: in questo caso nei piani della multinazionale ci sarebbe anche quello di trasferire una parte della produzione, quella a minor valore aggiunto in Cina, presso produttori contoterzisti. Porcia perderebbe una parte della produzione di lavasciuga, un prodotto che il mercato europeo fatica a riconoscere e che è reso poco competitivo dai costi di produzione italiani. Di qui la scelta di trasferire parte della produzione in un sito gemello in Thailandia. Non ci sarebbero grandissime novità per Solaro se non il coinvolgimento nel piano di miglioramento della produttività.

La multinazionale avrebbe infatti vincolato il suo progetto di riduzione di 1.450 addetti e di investimento di 90 milioni di euro complessivi a una modifica organizzativa finalizzata ad aumentare la produttività, come anche agli aiuti per abbattere i costi dell’energia e sul Cbam. Nobis evidenzia che si tratta di «un piano con molti vincoli e senza nessuna vera misura strutturale di rilancio». Tibaldi aggiunge che «a questo punto si rende necessario tornare a un tavolo politico con la multinazionale, visto che gli incontri tecnici in cui si erano impegnati a presentare un nuovo piano alla fine non hanno portato i risultati sperati e siamo tornati alla casella di partenza».

Dopo gli incontri nel sito di Forlì, dove vengono prodotti piani cottura, l’assessore al lavoro dell’Emilia Romagna, Giovanni Paglia, afferma che «l’impressione, dopo l’ultimo tavolo tecnico, è che si sia tornati al punto di partenza e non si siano fatti passi in avanti. L’azienda non ha cambiato il piano industriale: aver calato gli esuberi da 1.719 a 1.450 non cambia la sostanza delle cose. Non accetteremo mai una dismissione a piccoli passi, che in prospettiva impoverisce il territorio». Al momento per lo stabilimento di Forlì l’azienda ha confermato un quadro di 297 esuberi complessivi, di cui 214 operai della produzione e 83 lavoratori dello staff. Questa vertenza, interpreta Paglia, «riguarda l’intero Paese e il suo futuro industriale: per questo chiediamo al Governo di farsi carico di una possibile soluzione politica, impegnandosi nel costruire una relazione strategica tra l’Italia e la proprietà. Deve essere chiaro che per le istituzioni non esiste alternativa al rilancio del progetto industriale e che solo in questa chiave possono essere introdotti tutti gli strumenti di supporto, in Italia e in Europa».

Nei giorni scorsi gli incontri del ministro Urso anche con il Governatore Friulano Massimiliano Fedriga e con quello del Veneto Alberto Stefani hanno evidenziato la grande attenzione sulla vertenza. C’è nei sindacati, ma anche nelle istituzioni la volontà di mantenere accesi i riflettori su quella che si preannuncia come l’ennesima trattativa difficile in un settore, l’elettrodomestico, che sta perdendo terreno in Europa, soprattutto per l’invasione di prodotti cinesi e che sarà al centro del dibattito sindacale e politico. Il primo ottobre Urso ha convocato il tavolo Beko, poco dopo arriverà quello Electrolux. Intanto martedì 15 settembre ci sarà lo sciopero dei lavoratori Electrolux in tutti i siti, con manifestazione a Cerreto d’Esi, mentre il 16 settembre una delegazione di lavoratori verrà accolta al festival letterario Pordenonelegge.

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