Elettori e governatori contro i data center: negli Usa la rivolta è bipartisan

Anche i leader repubblicani di Texas, Mississippi e Ohio contestano i nuovi impianti e sfidano Trump sull’AI. Nel primo trimestre in tutto il Paese bloccati progetti per 130 miliardi. Dai big della Silicon Valley campagne di marketing per convincere i cittadini

Nessuno vuole più i data center negli Stati Uniti, almeno «non nel proprio giardino», not in my back yard: i cittadini – dal New Mexico al Michigan – si oppongono a ospitare nelle loro comunità le infrastrutture necessarie per sviluppare l’intelligenza artificiale, danno battaglia come hanno fatto in passato (anche in Europa) contro le centrali e le scorie nucleari, l’alta velocità o le discariche. Bloccando progetti per miliardi di dollari.

La politica americana si adegua, anche guardando alle elezioni di Midterm: sempre più governatori stanno cambiando idea e adottano misure più restrittive nei confronti dei data center, sfidando gli ordini di Donald Trump. Mentre le grandi società tecnologiche – a partire da Oracle, OpenAI e Microsoft – lanciano imponenti campagne di marketing per sostenere i loro progetti, la tecnologia è ormai entrata, dalla porta sbagliata, nella contesa elettorale in alcuni degli Stati decisivi per maggioranza al Congresso, e in prospettiva per la sfida del 2028 per la presidenza.

Due giorni fa, il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro, democratico, ha dichiarato che la sua amministrazione non darà più priorità ai progetti di data center nell’iter di rilascio dei permessi di costruzione o nella concessione di esenzioni fiscali, «se tali progetti non soddisferanno nuovi e più stringenti standard». In Texas, la sfidante democratica Gina Hinojosa ha lanciato uno spot televisivo destinato alle aree rurali, accusando il governatore repubblicano Greg Abbott di aver «svenduto i cittadini agli interessi dei dirigenti e delle società tecnologiche».

Ma l’avversione verso [...]

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