
La priorità dei consumatori è la durevolezza, il prezzo viene dopo. Il 58% degli italiani mette la durata tra i principali criteri di acquisto per gli elettrodomestici, davanti ai consumi energetici (55%) e al costo iniziale (33%). Lo dice la ricerca Ipsos Doxa presentata oggi a Milano per Miele, il marchio tedesco che si concentra sulla cosiddetta long-term economy dei propri prodotti.
Il dato arriva in un momento positivo per il mercato: nei primi cinque mesi del 2026 l’azienda NielsenIQ registrava un +1,8% di valore delle vendite italiane di grandi elettrodomestici e +9,8% dei piccoli. Il gusto dei consumatori, secondo l’indagine Ipsos Doxa, va però nella direzione di alcuni tipi di prodotti: il 91% degli intervistati considera un elettrodomestico durevole un investimento e il 97% ritiene importante che funzioni per molti anni.
Il costo non è la priorità
«Non è che il prezzo non sia rilevante», spiega Antonio Filoni, business development director AUM di Ipsos Doxa: «Ma altri aspetti stanno acquisendo maggiore importanza». La differenza è nel tempo: spendere meno all’acquisto può diventare un falso risparmio se il prodotto dura poco o consuma molto. Per frigoriferi e lavatrici, circa nove intervistati su dieci accetterebbero un sovrapprezzo per un apparecchio destinato a durare il doppio della media.
I più giovani spingono la statistica
Il dato cresce proprio tra chi è abituato al ricambio veloce dei prodotti: tra i 18 e i 34 anni la durata è un criterio di acquisto per il 64%, contro il 58% del campione complessivo: «Per i giovani entrano in gioco la sostenibilità, ma anche una maggiore attenzione alla spesa», spiega Filoni. Le due cose non sono in contraddizione. Una ricerca Agos-Eumetra del 2025 rileva infatti che più dell’80% dei 18-34enni considera importante la sostenibilità, ma segnala al contempo il limite di potere d’acquisto.
La durata è infatti un fattore rilevante per l’ambiente: per l’84% degli intervistati il prodotto più sostenibile è quello che non deve essere sostituito spesso; il 67% associa la sostenibilità soprattutto a durata e riparabilità; è un tema diventato ancora più concreto dal 31 luglio, quando nell’Unione europea hanno cominciato ad applicarsi le nuove regole sul diritto alla riparazione, che rafforzano l’accesso a riparazioni e ricambi.
Il ruolo dell’innovazione
Anche la tecnologia viene giudicata con lo stesso metro: il 59% considera utile l’innovazione se fa risparmiare energia, il 40% se allunga la vita del prodotto e il 26% se riduce la manutenzione. Solo il 18% ritiene importante innovare per implementare nuove funzioni: «Le nuove feature sono la ciliegina sulla torta, ma se la torta non è buona non servono», aggiunge Filoni.
Sulla stessa linea Markus Miele, executive director e comproprietario del gruppo: «La tecnologia diventa significativa quando risolve un problema reale o fornisce un beneficio tangibile». Poi conclude: «I dati della ricerca ci danno ragione. La gente vuole più longevità e noi siamo nella corretta direzione strategica».
Articolo precedente
Spagna, Sanchez al fianco delle piazze sull’emergenza casa

