
L’autrice austriaca vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2004 e che il 20 ottobre compie 80 anni, è tuttora invisa a molti
Ha messo al centro dei suoi testi Jörg Haider, Jacqueline Kennedy-Onassis, Donald Trump, il terrore di Hamas contro Israele, le vittime palestinesi della politica israeliana, la tragedia dei migranti in cerca di una vita migliore, e prima ancora, le torture americane nel centro di prigionia di Abu Ghraib, la tratta di giovani donne da avviare alla prostituzione, i crimini nazisti e le vittime della Shoah.
I testi di Elfriede Jelinek possono essere considerati un sismografo dell’attualità sociopolitica e economica, che affonda le proprie radici nella Storia. E proprio per questo, l’autrice austriaca vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2004 e che il 20 ottobre compie 80 anni, è tuttora invisa a molti.
Nel corso delle prove per lo spettacolo che Philipp Gogler, direttore e regista del Volkstheater di Vienna, ha recentemente tratto da quattro suoi testi col titolo “Die Ankunft” (L’arrivo), un ignoto mittente di una cartolina scritta a mano come da un mondo d’altri tempi, lo ha attaccato per aver scelto di aprire la stagione proprio con Jelinek, ma soprattutto ha inveito contro l’autrice con parole rozze, concludendo che “l’Austria sta affondando nel fango”. Come c’era da aspettarsi, la cartolina è diventata una gigantografia sulle grandi colonne pubblicitarie della capitale, evidenziata anche dai media. Un inatteso assist, ma anche e soprattutto una dimostrazione che Jelinek tuttora disturba.
Allo stesso modo disturbava peraltro il suo collega Thomas Bernhard, per il quale dei detrattori agguerriti, nel 1988 scaricarono un mucchio di letame davanti al Burgtheater, in occasione dell’andata in scena di “Piazza degli eroi”. E prima ancora, il suo romanzo “A colpi d’ascia” gli era valso nel 1984 una denuncia per diffamazione.
Bernhard morì nel 1989 senza aver sperimentato in patria il cambio di prospettiva che negli ultimi decenni l’ha poi consacrato come romanziere e drammaturgo di assoluto rango.
Per Jelinek il ripensamento è iniziato già in vita, al più tardi al momento del riconoscimento internazionale con il Premio Nobel. Da allora la sua considerazione è cresciuta esponenzialmente anche in Austria e oggi nell’ambiente letterario viene percepita come autrice di primo piano del panorama austriaco del secondo Novecento.
Per i suoi ottant’anni, il festival di Salisburgo e il Burgtheater hanno portato in scena il suo ultimo testo, “Fra animali”, una serie di monologhi di animali che osservano l’umanità, apparso il giugno scorso per i tipi di Rowohlt (“Unter Tieren”): un atto di accusa che pone di nuovo al centro l’economia e le devastanti conseguenze di un liberismo senza freni.
Ancora una volta il principale coprotagonista del testo è il linguaggio: acrobatico, a tratti lapidario, a tratti ironico o sarcastico, a tratti surreale, con calembour arguti [...]
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