Emilia-Romagna: nel primo semestre manifattura +0,6%

La regione verso una crescita del Pil dello 0,9% nel 2026. Il problema del potere d’acquisto: dal 2019 salari reali erosi del 5%

L’Emilia-Romagna continua a produrre ricchezza, ma non riesce più a distribuirla come un tempo. E soprattutto cresce a due velocità: quella della via Emilia, dove si concentrano le grandi imprese, le filiere industriali e il 70% del Pil regionale, e quella della pianura e dell’Appennino, sempre più distanti dal cuore economico della regione.

È la fotografia, insieme solida e preoccupante, scattata da Guido Caselli, vicedirettore di Unioncamere Emilia-Romagna, nella ricerca “Cartoline dal futuro. L’Emilia-Romagna tra il non più e il non ancora”. I numeri raccontano un’economia che tiene, ma fatica a ritrovare slancio.

Il Pil regionale crescerà dello 0,9% nel 2026, in linea con l’Italia, mentre per il 2027 è previsto un rallentamento allo 0,7%. A sostenere il sistema è soprattutto la manifattura, che dopo anni difficili torna leggermente positiva (+0,6% nel primo semestre), accompagnata dall’export (+3%). Ben diverso il quadro degli altri comparti: costruzioni e commercio segnano entrambi -0,4% nei primi sei mesi dell’anno, l’artigianato -1,5%. Un divario che conferma quanto la forza industriale resti decisiva, ma non sufficiente a trascinare l’intera economia regionale.

C’è poi la questione del potere d’acquisto. Dal 2019 i salari reali per addetto in regione hanno perso il 5%, mentre i profitti per addetto sono aumentati del 12%. Una forbice che si allarga ulteriormente con l’inflazione, arrivata a settembre in Emilia-Romagna al 4% secondo le ultime lettura dell’Istat, con rincari del 16,6% per elettricità, gas e combustibili. Il rischio è che la crescita economica smetta di tradursi in miglioramento delle condizioni di vita. È qui che Caselli richiama i «due fili rossi» dello sviluppo emiliano-romagnolo: «Il primo è la capacità dei territori di trasformare una moltitudine di imprese in un sistema», attraverso aziende leader e filiere radicate nei luoghi. «Il secondo è la capacità di trasformare la crescita economica [...]

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