Energia, «con questi prezzi le imprese lombarde rischiano di fermarsi»

L’assessore allo Sviluppo economico della Regione Guido Guidesi: «Situazione emergenziale, servono interventi immediati insieme a risposte strutturali»

«Se i prezzi si confermeranno così alti nelle prossime settimane, c’è il rischio che il sistema lombardo possa fermarsi. Ed è un rischio che non vogliamo correre». L’allarme arriva da Guido Guidesi, assessore allo Sviluppo economico della Regione Lombardia, che ribadisce come la priorità per le imprese del territorio, in questo momento, sia la questione energetica.

Assessore, qual è la situazione nella regione?

Nei dati congiunturali del manifatturiero del secondo trimestre abbiamo visto per le imprese un aumento di fatturato, ma una riduzione ulteriore di marginalità perché i costi di produzione sono troppo alti. Non sono solo quelli energetici, ma quelli di fornitura in generale, che hanno subito i rincari: notevole per esempio l’incidenza dell’autotrasporto. Per il sistema produttivo la corda è tirata al massimo, e ora rischia di spezzarsi. Soprattutto per le filiere più energivore. È un tema inflattivo dovuto a sovracosti energetici più alti rispetto al 2022.

L’anno dello shock energetico per la guerra in Ucraina. Cos’è cambiato da allora?

Oggi partiamo da costi aumentati rispetto alla base di partenza di allora. Il raggio di azione è dunque più ridotto. È una situazione davvero preoccupante, siamo la prima regione manifatturiera d’Europa. In questo momento, per me che mi occupo di imprese, quello energetico è l’unico tema. Se la situazione permane andremo in grave difficoltà, con il rischio di fermarci e con conseguenze per l’economia nazionale e non solo: al fermo delle imprese coincide anche l’utilizzo di ammortizzatori sociali. Senza contare il rischio, per le famiglie, di limitare i consumi per far fronte ai costi energetici. Purtroppo dal 2022 il tema non è stato affrontato, in un contesto di attesa continua, di indeterminazione e indecisionismo a livello europeo. Nel rapporto Draghi erano esplicitati interventi fondamentali, tra cui la trasparenza nella metodologia del calcolo del prezzo dell’energia. La Commissione non ha fatto nulla. Ora il problema è emergenziale, ma deve trovare risposte strutturali: è una situazione che non si può ripetere. Eppure al di là delle cause geopolitiche che conosciamo, non abbiamo anticorpi per proteggere imprese e famiglie.

Quali sono gli interventi immediati che chiede a Governo ed Europa?

Maggiore trasparenza nella formazione e nel calcolo del prezzo dell’energia, limiti normativi alla speculazione finanziaria che incide sui prezzi e un price cap che permetta di contenere gli effetti di dinamiche che nulla hanno a che vedere con i costi reali di produzione.

E invece quelli più strutturali?

Dovremo diventare più autonomi dal punto di vista energetico, anche per l’aumento della domanda che ci sarà. Siamo aperti a tutte le soluzioni, per rafforzare un mix di fonti, nucleare compreso. Per le rinnovabili, in Lombardia abbiamo fatto la legge sulle aree idonee, formalizzando la nostra disponibilità. Le tempistiche autorizzatorie sono tuttavia uno degli elementi a cui bisogna rispondere strutturalmente. Come le concessioni dell’idroelettrico: avevamo fatto una proposta di Idro Release, di concerto con produttori ed energivori, che poteva essere una soluzione ma è rimasta solo sulla carta. In questi anni inoltre, oltre a spingere l’efficientamento delle imprese o le Cer, abbiamo messo in campo strumenti di sostegno finanziario che hanno consentito alle aziende di evitare danni ulteriori e su questa strada continueremo. Ma evidentemente non basta.

Articoli correlati