Energia, dalla Ue flessibilità di spesa ad ampio spettro

Tra le misure ammissibili incentivi per rinnovabili, nucleare, ristrutturazioni green di edifici, biocombustibili. L’Italia, con spazi da 14 miliardi, studia possibile clausola made in Europe

Oltre 20 categorie compongono l’elenco definitivo delle misure ammissibili alla flessibilità di bilancio concessa dalla Ue per la sicurezza energetica, un’opzione che per l’Italia vale circa 14,4 miliardi in un triennio.

Nel documento predisposto dalla Commissione compaiono anche gli investimenti per le centrali nucleari e, sia per le imprese sia per le famiglie, possibili sovvenzioni o prestiti agevolati per la ristrutturazione degli edifici e per le infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici. Le famiglie potrebbero accedere poi a sovvenzioni per i pannelli fotovoltaici e per sostituire le caldaie a gas con le pompe di calore.

Confermato invece il diniego di utilizzare la clausola per la riduzione delle accise o di altre imposte sui combustibili fossili o per i sostegni basati sul reddito o per altri sussidi con cui attenuare i prezzi dell’energia. Niente aiuti diretti contro il caro carburanti o per tagliare la bolletta, dunque. Il focus sembra semmai essere l’efficienza energetica e, per quanto riguarda l’area delle imprese, anche in virtù del richiamo all’allegato del Net Zero Industry Act, lo schema finale degli investimenti per la decarbonizzazione è ad ampio spettro. Bruxelles, peraltro, invita a considerare la griglia delle misure (si veda la tabella in pagina) esemplificativa e non esaustiva.

Il governo italiano lavora già da diverse settimane a un piano di interventi, sfruttando quella che è l’estensione alla sicurezza e transizione energetica della clausola di salvaguardia per la difesa. «Sono già state individuate alcune potenziali misure che rispondono ai requisiti e sono in corso gli approfondimenti necessari sugli aspetti tecnici e sull’ammissibilità», dice il ministro dell’Ambiente e sicurezza energetica Gilberto Pichetto, sottolineando in particolare l’importanza della scelta di Bruxelles di includere anche il nucleare. In prima fila potrebbero esserci interventi per l’efficienza energetica (incentivi per pompe di calore e un possibile nuovo Conto termico) e per gli stoccaggi (sia batteria sia pompaggi). Si studiano anche sostegni all’installazione di pannelli fotovoltaici per l’edilizia pubblica e, in generale, un ulteriore spinta agli impianti da fonte rinnovabile. Per il nucleare il discorso è diverso: l’Italia è troppo indietro per incentivare la costruzione di centrali, ma potrebbero aprirsi margini sul fronte della ricerca.

Le misure presentate saranno valutate dalla Commissione che a settembre deciderà se raccomandarle al Consiglio per l’approvazione. L’adozione da parte del Consiglio potrebbe poi avvenire nella sessione Ecofin di ottobre. Il governo Meloni appare comunque intenzionato a sfruttare l’intera flessibilità consentita nel periodo, cioè lo 0,6% del Pil, spalmandola sul 2027 e il 2028 con la possibilità però, in caso di chiusura della procedura Ue per disavanzo eccessivo, di anticipare una piccola quota di interventi già quest’anno. I ministeri delle Imprese e del made in Italy e dell’Ambiente e sicurezza energetica hanno già stilato prime bozze di misure da far vagliare all’Economia. E una delle ipotesi che si starebbe valutando è introdurre, almeno per una parte degli incentivi in esame, una clausola made in Europe per privilegiare i prodotti realizzati in stabilimenti dell’Unione europea. Scelta delicata, ad ogni modo, considerando il precedente molto accidentato del piano Transizione 5.0 per il quale una clausola di questo tipo, inizialmente prevista, è stata poi eliminata in considerazione dei problemi di applicazione e della forte limitazione dei prodotti che avrebbe condizionato gli acquisti.

Una prima parte del pacchetto degli interventi di spesa, da finanziare con la clausola europea, potrebbe essere accompagnato da misure di semplificazioni per l’energia all’interno di un decreto legge collegato alla manovra. Tra le misure anti-burocrazia uno dei temi centrali in discussione – pur tra i dubbi del ministero dell’Ambiente e della sicurezza – è il possibile ricorso a un commissario straordinario, a capo di una cabina di regia statale, per sbloccare i progetti sulle rinnovabili incagliati a livello locale.

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