Energia, difesa, materie prime critiche: Meloni stringe l’asse con la Norvegia guardando all’Artico

Stasera la cena con le imprese. Obiettivo: rafforzare le partnership in tutti i domini, dal subacqueo allo spazio. I dubbi sulle proposte di Von der Leyen

«Per noi la Norvegia è un partner di primo piano in Europa. Lo è certamente per il ruolo che tutti conoscono nella diversificazione degli approvvigionamenti energetici italiani: è il nostro quarto fornitore di gas. Ma lo è soprattutto per le enormi potenzialità che questo partenariato può esprimere anche in altri domini». Giorgia Meloni parla da Oslo, invitata dal primo ministro Jonas Gahr Støre, dove è arrivata a quasi 15 anni dall’ultima visita di un presidente del Consiglio italiano e nell’anno in cui Italia e Norvegia celebrano il centenario della trasvolata artica del dirigibile Norge, realizzata nel 1926 da un equipaggio italo-norvegese guidato da Umberto Nobile e Roald Amundsen. «Porto a casa – dice la premier – una partnership industriale e strategica a tutto campo, il cui pilastro fondamentale è l’energia ma che si estende ad altri ambiti tutti cruciali per la sicurezza».

I domini a cui la premier fa riferimento sono le «tecnologie avanzate, le infrastrutture strategiche che accompagnano la trasformazione dei nostri sistemi energetici, fino al tema delle materie prime critiche, che è particolarmente strategico in questo tempo. Le risorse di cui dispone la Norvegia, penso al giacimento di Fen, aprono grandi opportunità. Noi vogliamo costruire filiere più corte, più sicure, più resilienti agli shock esterni, creare anche così la nostra autonomia strategica e occasioni di crescita per i nostri popoli».

Meloni vede «moltissime opportunità» anche per l’industria della difesa: «Facciamo parte della stessa famiglia atlantica, dobbiamo costruire filiere che sostengano nel tempo le nostre esigenze di sicurezza allargata». Lo stesso vale per la cantieristica, per la dimensione sottomarina e per lo spazio, dove – ricorda la premier – «le nostre aziende hanno competenze solide e complementari».

A cena, in serata, le imprese dei due Paesi si confronteranno direttamente. Obiettivo: «Sviluppare il potenziale inespresso». La premier cita la fusione tra l’italiana Saipem e la norvegese Subsea7 come esempio: porterà alla nascita di un colosso globale nei servizi energetici e offshore, «il secondo al mondo». Støre, dal canto suo, ha ricordato l’impegno di Eni nelle attività di ricerca ed esplorazione di gas nell’Artico, «un partner dotato di competenze molto importanti».

La discussione sulla geopolitica si è concentrata sulle collaborazioni in Africa e nell’Artico, sempre più conteso dalle grandi potenze Usa, Russia e Cina. «Siamo due nazioni – rivendica Meloni – che riescono a vedere la scacchiera nella sua interezza. Ed è importante – avverte – in una stagione come questa, in cui le minacce, come le opportunità, arrivano da ogni lato, da ogni angolo».

«Italia e Norvegia continueranno a lavorare per la resilienza del popolo ucraino e il sostegno al processo negoziale», scandisce la premier. Ribadendo che vedrebbe con favore la nomina di un inviato «europeo» (non dell’Unione) per Kiev – partita che non è mai entrata davvero nel vivo della discussione ai tavoli Ue – perché «avere un unico interlocutore aiuterebbe a chiarire, semplificare e dare forza alla posizione europea».

Interpellata sulla minaccia russa, Meloni ha risposto che «non sfugge a nessuno il moltiplicarsi di provocazioni», aggiungendo però che dobbiamo chiederci perché. «Io credo che Putin abbia bisogno di spostare l’attenzione da una guerra in Ucraina che non sta andando come aveva promesso al suo popolo», ripete la premier. Convinta che non bisogna rispondere alle provocazioni: «Sarebbe più vantaggioso per Mosca che per l’Europa».

Interrogata sulle proposte avanzate da Ursula von der Leyen il 16 settembre nel discorso sullo Stato dell’Unione Meloni ha mostrato prudenza, in particolare sull’istituzione di un Consiglio di sicurezza Ue e sulla creazione di un nuovo meccanismo per fronteggiare le minacce sulla sicurezza, mutuato sull’articolo 4 del Trattato Nato. «Aspetto di conoscere i dettagli – afferma Meloni – ma l’importante è che non ci siano doppioni». Più aperturista, invece, sul coinvolgimento di partner Ue come Canada e Norvegia.

La premier risponde anche all’appello in cinque punti alla collaborazione sull’energia arrivato dalla segretaria del Pd Elly Schlein. «Intendo approfondirlo – assicura – senza pregiudizi, non come l’opposizione italiana che quasi sta chiedendo di andare a pagare il bollo auto per contrastare il Governo. Sono contenta che nelle proposte di Schlein ci sia un implicito riconoscimento del lavoro del Governo. Ricordo quando il Pd diceva che il piano casa era fuffa, ora si chiede di metterci più risorse. Idem sul conto termico. Vuol dire che è uno strumento che funziona».

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