Enzo Bianchi, per la Parola e contro l’idolatria

«L’idolatria, l’idolatria!». Era una parola che Enzo Bianchi – morto ieri a Torino all’età di 83 anni – ripeteva spesso. La pronuncia con la veemenza improvvisa di un profeta contadino. Gli occhi chiari si illuminavano ancora di più, la voce risultava più chioccia del solito, un fremito di impazienza gli agitava la barba. Nella Bibbia, spiegava, il contrario della fede non è l’incredulità, né tanto meno l’ateismo. A sfidare la gloria dell’Altissimo è il culto impuro che si riserva agli idoli: il vitello d’oro che il popolo di Israele costruisce con le sue mani imitando i simulacri dei pagani oppure gli idola della modernità, di cui Francis Bacon fornisce nel Novum Organum un elenco ancora attuale.

Per rinunciare agli idoli e affidarsi unicamente al Dio della Scrittura, all’età di 22 anni Enzo Bianchi si era ritirato nella cascina di Bose, nelle campagne del Biellese. Prima di allora, la sua biografia si condensa in poche tappe: la nascita il 3 marzo 1943 a Castel Boglione, in provincia di Asti, il diploma in ragioneria, poi la facoltà di Economia a Torino e la scoperta del cristianesimo non come dottrina da accogliere passivamente, ma come tradizione da continuare in modo generoso e creativo. Sono gli anni del Concilio Vaticano II, si comincia con insistenza a parlare di ecumenismo e Bianchi si appassiona presto all’idea di una Chiesa senza confini, rinnovata nella condivisione dei carismi tra confessioni differenti e capace di accorciare le distanze con l’ebraismo. No, dire che si appassiona è poco. Come il giovane ricco della parabola, Bianchi – che ricco non è – rinuncia a tutto e si consacra alla Parola. Per mettere le cose in chiaro, anzitutto con sé stesso, decide di intraprendere il suo eremitaggio l’8 dicembre 1965, nello stesso giorno in cui il Concilio solennemente si conclude. Nei primi anni Novanta, Bianchi rievocherà il senso e le implicazioni di quel gesto in Ricominciare. Nell’anima, nella Chiesa, nel mondo, un libro scritto in conversazione con il filosofo Mario Guzzi e ancora in catalogo da Marietti 1820. Non [...]

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