«Estendere anche ai fasteners il Made in Eu»

Il presidente di Eifi Paolo Pozzi: «Proteggere i veicoli non basta, occorre una richiesta minima di contenuto europeo anche per i componenti»

Made in Eu, d’accordo, ma non solo per le auto. L’associazione europea dei sistemi di serraggio (European Industrial Fasteners Institute, Eifi), scrive a Bruxelles per chiedere una revisione dell’Industrial Accelerator Act, includendo nella protezione anche i componenti che finiscono nelle vetture, area in cui deve essere previsto un contenuto minimo di produzione continentale.

Il libro bianco indirizzato alla Commissione europea sottolinea in generale come per preservare la propria base manifatturiera, l’Europa debba estendere i requisiti “Made in EU” anche ai componenti e alle imprese che operano nelle fasi intermedie della filiera. Il nodo riguarda i fornitori di primo e secondo livello: se realizzano in Europa i propri sistemi acquistando però componenti da mercati extra-Ue, formalmente il contenuto Ue per le auto è tutelato, i fornitori a monte no.

«Un’industria automobilistica europea resiliente – spiega il presidente di Eifi Paolo Pozzi, Ceo della brianzola Agrati – richiede catene di fornitura europee altrettanto resilienti. L’Europa non può rafforzare la propria industria automobilistica concentrandosi esclusivamente sul veicolo finale e, contemporaneamente, perdere progressivamente le capacità produttive, il know-how, gli investimenti e l’occupazione legati ai componenti che ne rendono possibile la realizzazione».

Punto di partenza è la crescente pressione a cui sono sottoposti i produttori europei di componenti, all’interno dei quali gli elementi di fissaggio sono componenti essenziali e costituiscono un esempio particolarmente significativo delle sfide che interessano le imprese europee.

Per i prodotti non soggetti a misure antidumping – spiega Eifi – tra 2021 e 2025 la quota di mercato nell’Ue detenuta dagli elementi di fissaggio di produzione europea è diminuita di 7 punti percentuali. Permane inoltre una significativa pressione sui prezzi, alla quale risultano particolarmente esposti i fornitori del settore automotive.

Un campione di 102 aziende europee produttrici di elementi di fissaggio, rappresentativo del 42% del valore complessivo della produzione venduta nell’Ue nel 2025, ha registrato dal 2019 una diminuzione di oltre il 12% dei volumi, mentre nel resto dell’industria l’output è rimasto sostanzialmente stabile.

Ad oggi Eifi, 180 aziende associate e 28mila addetti, stima che gli elementi di fissaggio “Made in EU” rappresentino circa il 72% di quelli acquistati dall’industria automobilistica europea.

La proposta è quindi quella di introdurre un requisito del 70% “Made in EU” per gli elementi di fissaggio forniti agli Oem del settore automotive e ai fornitori di primo livello.

Le proposte di Eifi si allargano anche ad altre priorità, invitando l’Europa a

includere i veicoli ibridi e quelli Euro 7 nel quadro dell’Industrial Accelerator Act, a prevedere almeno l’80% di contenuto complessivo “Made in EU” per i veicoli, ad avere un requisito “Made in EU” efficace per i componenti auto, con una soglia media del 70% o un meccanismo equivalente basato sul valore aggiunto UE, a introdurre un requisito “Made in EU” del 70% per gli elementi di fissaggio destinati al settore automotive, a controllare gli investimenti diretti esteri nel settore automotive, non limitandolo agli investimenti nelle tecnologie verdi.

La preoccupazione di fondo dei componentisti dei fissaggi è che in mancanza di queste tutele la pressione competitiva rischierebbe di trasferirsi in misura crescente dai produttori di auto ai fornitori europei di secondo e terzo livello.

«L’obiettivo – spiega Pozzi- non dovrebbe essere semplicemente quello di assemblare un maggior numero di veicoli in Europa, ma di mantenere in Europa una quota significativa del valore, della produzione e del know-how industriale che tali veicoli incorporano. Se la politica industriale europea protegge il prodotto finale, ma consente il progressivo indebolimento della relativa catena di fornitura, l’Europa non avrà conseguito una reale resilienza industriale. L’Europa dispone ancora di uno straordinario ecosistema industriale nel settore automotive. L’obiettivo dell’Industrial Accelerator Act dovrebbe essere quello di garantirne la salvaguardia. Made in Eu deve significare molto più del luogo in cui un veicolo viene assemblato nella sua fase finale: deve riflettere il valore industriale europeo generato lungo l’intera catena del valore».

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