
L’indotto dell’ex Ilva di Taranto prepara i licenziamenti collettivi. L’iniziativa era stata ventilata giorni fa e ieri é stata confermata nella riunione delle associazioni Confindustria Taranto, Confapi Taranto, Aigi, Confartigianato Taranto e Federmanager nell’ambito del “Tavolo permanente” costituito all’indomani del decreto della Corte d’Appello di Milano. Quest’ultima ha disposto la fermata dell’area a caldo entro 90 giorni (nel frattempo scesi a meno di 80) poiché inquina con la presenza dell’amianto negli altiforni e l’emissione delle polveri sottili. Dalle imprese é «stata rimarcata la gravità di una crisi senza precedenti. È maturata la sensazione – si sostiene – che gli effetti provocati dalla fine dell’operatività dell’area a caldo non rimarranno confinati nel territorio tarantino. Anzi, l’ipotesi più verosimile è che a breve andranno ad allargarsi e ad interessare buona parte del Paese». E anche se «i rappresentanti delle associazioni sono comunque in attesa degli esiti dei vertici che in queste ore stanno tenendo i tecnici del Mimit e i commissari di AdI ed ex Ilva, l’orientamento comune emerso – si afferma – è che non c’è più tempo da perdere. Di conseguenza, è stato deciso di proseguire lo stato di mobilitazione di tutte le aziende dell’indotto e di procedere con la richiesta di licenziamento collettivo, provvedimento necessario visto che la chiusura dell’area a caldo inevitabilmente porterà ad un esubero diretto di tutto il personale dell’indotto impegnato in quell’area e successivamente di un’altra parte di risorse impiegata nell’area a freddo. Area, questa, che per mancanza di alimentazione di acciaio sarà la prossima a fermarsi». «Iniziative forti – dicono le associazioni delle imprese – ma che potrebbero non essere isolate, soprattutto se in queste ore non arriveranno notizie in grado di segnare una strada percorribile ed idonea a garantire il connubio salute-lavoro».
Intanto, gli avvocati di Acciaierie d’Italia sono al lavoro per predisporre il ricorso alla Corte di Cassazione contro il decreto della Corte d’Appello. Il ricorso potrebbe essere presentato entro fine mese e poggia sull’illegittimità della decisione della Corte. Non sono preventivabili al momento i tempi entro i quali la Suprema Corte potrebbe pronunciarsi. Il ricorso, comunque, non blocca l’esecutività del decreto, tant’è che gli avvocati avanzeranno anche un’istanza di sospensiva alla Corte d’Appello. Nell’ex Ilva, infine, cominciate le attività preparatorie alla fermata. Attività che ancora non esplicano effetti visibili, che invece si avvertiranno agli inizi di settembre per poi raggiungere il clou entro fine ottobre.
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